Il Vaticano: «Una sfida per il nostro futuro»

Benedetto XVI mostra attenzione ai diritti degli omosessuali anche perché sono già 13 i Paesi europei che ne riconoscono le unioni

da Roma

Il riconoscimento delle unioni omosessuali comincia ad affermarsi a livello internazionale e in Vaticano cresce l’allarme per il nuovo orientamento che si sta affermando dopo l’accelerata di alcuni governi, ma cresce contemporaneamente il dibattito interno. Sono attualmente 13 i Paesi che si sono dotati di una legislazione che ammette, come minimo, una modalità di patto civile per le unioni omosessuali; ma già tre Stati - Belgio Olanda e Spagna - consentono un vero e proprio matrimonio gay.
Per i vertici ecclesiastici il caso spagnolo - alla ribalta delle cronache degli ultimi giorni - starebbe stravolgendo e colpendo gravemente il concetto stesso di famiglia. E il conflitto esploso in seno alla società spagnola - praticamente spaccata in due sulle decisioni del premier Zapatero - ha assunto anche, inevitabilmente, un connotato politico. Ma la preoccupazione della Chiesa è più ampia e non guarda alle contese partitiche nazionali, che pure in questo conflitto hanno il loro peso. Roma vede nell'inarrestabile cammino dei riconoscimenti delle unioni gay un elemento di corrosione delle stesse radici cristiane, la definitiva affermazione di una modificazione del modello cristiano di famiglia, la messa in discussione, di conseguenza, di valori e certezze morali che ne derivavano. E proprio in questa battaglia, che si svolge sul difficile terreno dell'etica - famiglia, embrione, legge naturale, aborto - si è impegnata la Chiesa di Benedetto XVI in uno scontro particolarmente difficile.
Tuttavia, dalla Spagna all'Italia si stanno alzando le prime voci, interne al mondo cattolico, che cominciano ad avere qualche dubbio sull'opportunità di questo muro contro muro innalzato dalla gerarchia ecclesiastica contro il mondo e la cultura laica. Sui Pacs già si è aperta qualche crepa significativa che va dal direttore di Famiglia cristiana, Antonio Sciortino, al presidente dei vescovi spagnoli, Ricardo Blazquez, arcivescovo di Bilbao. Entrambi hanno dichiarato in modo esplicito che sul riconoscimento civile dei diritti delle unioni gay la Chiesa è disponibile all'ascolto, mentre rimane il «no» netto alle nozze omosessuali.
Se il cardinale Camillo Ruini ha bollato i Pacs alla francese come «un piccolo matrimonio», di fronte al quale la contrarietà della Chiesa rimane intatta, Benedetto XVI mostra doti di lungimiranza: il nuovo Pontefice ha nominato quale suo successore alla guida della Congregazione per la dottrina della fede William Levada, arcivescovo di San Francisco che ha dovuto far fronte alla forte e organizzata comunità gay di San Francisco. In quest'ambito ha contrasto le varie ipotesi di nozze gay messe in campo dalla California e dal comune di San Francisco; allo stesso tempo ha chiesto che gli omosessuali non fossero oggetto di discriminazioni dovute alle loro abitudini sessuali. Ratzinger ha insomma chiamato ai vertici della Curia romana un americano che conosce a fondo il problema, ben consapevole che il tema dei diritti dei gay - che sta cambiando costumi e leggi dalla Spagna al Canada, passando per quasi tutta la vecchia Europa - è una sfida centrale per il futuro della Chiesa cattolica.