Il Vaticano si allarga: "promossi" 23 cardinali

Oggi le nomine, c’è anche il presidente della Cei Bagnasco. Ieri il
pre-concistoro è stato dedicato al dialogo ecumenico per la difesa
della famiglia. Benedetto XVI: sì alla convocazione di un incontro con le altre confessioni cristiane

da Roma

Questa mattina in San Pietro Benedetto XVI creerà 23 nuovi cardinali, tra i quali c’è il presidente della Cei Bagnasco. E ieri, com’è ormai tradizione, il Papa ha voluto discutere con tutti i porporati su alcuni temi d’attualità della vita della Chiesa. L’argomento del dibattito, avvenuto a porte chiuse, è stato il dialogo ecumenico con i cristiani delle altre confessioni. È emersa la volontà di collaborare con gli altri cristiani per difendere la vita e la famiglia, e cercare di arginare il secolarismo.
Ieri mattina ha aperto i lavori una relazione del cardinale Walter Kasper, dedicata agli sviluppi e ai problemi del cammino ecumenico con gli ortodossi, i protestanti e i pentecostali. Kasper ha spiegato che questo cammino non è una «scelta opzionale, ma un sacro obbligo», pur non essendo l’unità dei cristiani a portata di mano. Ha spiegato che in questi anni non si sono cercati compromessi ma si è ritrovata la fraternità fra cristiani di confessioni diverse: mentre prima non ci si intendeva, oggi incontri e dialogo sono all’ordine del giorno. «Non dobbiamo offendere la sensibilità degli altri o discreditarli», ha detto. «Non dobbiamo puntare il dito su ciò che i nostri interlocutori ecumenici non sono e su ciò che essi non hanno. Piuttosto dobbiamo dare testimonianza della ricchezza e della bellezza della nostra fede in modo positivo e accogliente. Dagli altri ci aspettiamo lo stesso atteggiamento». Il cardinale, che ha accennato ai positivi progressi con gli ortodossi e al loro riconoscimento del ruolo della sede di Roma, ha ricordato che «sarebbe utile» un incontro «tra il Papa e il patriarca di Mosca». Più difficile il dialogo con i protestanti, per diversità spesso profonde riguardanti l’etica. Gli interventi della mattinata sono stati 17. Alcuni porporati, tra i quali Martino, Sepe e McCarrick hanno insistito sulla necessità di un ecumenismo «pratico» di tipo sociale, collaborando con le altre confessioni nelle iniziative di carità. Il Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede Levada ha toccato il tema della «sussistenza della Chiesa di Cristo nella Chiesa cattolica», affermazione conciliare ribadita da una Nota nel luglio scorso, lamentandosi per il fraintendimento del documento operato dai media. Mentre il cardinale spagnolo Herranz ha proposto di coinvolgere il Sinodo dei vescovi nel dialogo con gli ortodossi. L’inglese Murphy O’Connor ha riproposto un’idea da lui già avanzata in passato e cioè la convocazione di un incontro di tutte le confessioni cristiane: il Papa ha risposto dicendo di considerarla una buona idea, già propostagli anche dal cardinale Martini, ma che finora non si è potuta realizzare non per responsabilità dei cattolici.
Nel pomeriggio sono intervenuti 15 porporati. Il tema della famiglia e della battaglia comune contro la secolarizzazione – discorso al quale sono sensibili soprattutto gli ortodossi russi, poco propensi invece al dialogo su temi teologici – è stato introdotto da due cardinali dell’Est, Backis e Pujatas, mentre Dziwisz, l’antico segretario di Papa Wojtyla, ha parlato dell’ecumenismo «affettivo» che diventa «effettivo».
Schoenborn, invece, ha parlato del dialogo specifico con gli ebrei cosiddetti «messianici». Il tema dell’islam è stato toccato da Tauran – che ha assicurato una risposta della Santa Sede al documento dei 138 teologi musulmani recentemente inviato a Roma – mentre Zen ha accennato alla situazione della Chiesa in Cina affermando che le comunità clandestina e ufficiale «non si combattono più». Bertone, infine, ha parlato dei cambiamenti all’Osservatore Romano, «giornale di idee».
Il Papa ha concluso i lavori ringraziando per la «sinfonia di cattolicità» emersa dall’incontro e ha rilanciato l’impegno comune delle Chiese contro il secolarismo, spiegando che il coraggio di annunciare il Vangelo non va confuso con il proselitismo, perché la fede si propone e non si impone.