Il Vaticano si smarca dal vescovo anti-ronde: "Il suo non è il pensiero della Santa Sede"

Roma La Santa Sede prende le distanze dalle affermazioni pronunciate venerdì sera dall’arcivescovo Agostino Marchetto, segretario del Pontificio consiglio per i migranti, che aveva definito un’«abdicazione dello Stato di diritto» l’istituzione dei volontari a tutela della sicurezza nelle città decisa per decreto dal governo Berlusconi. Parole che erano rimbalzate su tutti i media come un’aperta sconfessione del Vaticano nei confronti del provvedimento. In realtà, come già ieri ricostruiva Il Giornale, il duro attacco dell’arcivescovo «viceministro» del Papa per la pastorale «dei migranti e degli itireranti», non rappresentava la posizione della Segreteria di Stato e dunque era improprio attribuire al Vaticano i giudizi del pur autorevole prelato.
A conferma del fatto che l’arcivescovo parlava a titolo personale, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede ha diffuso ieri una dichiarazione che non nomina esplicitamente monsignor Marchetto, ma che appare direttamente collegata alle sue recentissime affermazioni: «Non di rado – ha detto padre Federico Lombardi – i mezzi di informazione attribuiscono al “Vaticano”, commenti e punti di vista che non possono esserle automaticamente attribuiti. La Santa Sede, infatti, quando intende esprimersi autorevolmente usa mezzi propri e modi consoni. Ogni altro pronunciamento non ha lo stesso valore». «Anche di recente – ha aggiunto il direttore della Sala Stampa vaticana – si sono verificate attribuzioni non opportune. La Santa Sede, nei suoi organi rappresentativi, manifesta rispetto verso le autorità civili, che nella loro legittima autonomia hanno il diritto e il dovere di provvedere al bene comune». Parole che rispecchiano l’atteggiamento prudente del Vaticano nei confronti del provvedimento appena varato e che appaiono in sintonia con quelle pronunciate dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, il quale ha dichiarato di non poter entrare nel merito del cosiddetto «decreto antistupri», perché «bisognerà vedere i risultati». Il porporato, intervenuto a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico ligure, ha spiegato che qualunque intervento dovrà essere fatto «nel rispetto certamente della nostra tradizione di solidarietà ma anche del diritto e della legalità». I giudizi espressi venerdì sera dall’arcivescovo Marchetto sono stati rilanciati e presentati dai media come un’autorevole stroncatura del Vaticano nei confronti del decreto. E hanno provocato qualche sconcerto in Segreteria di Stato a causa del loro carattere ultimativo, cogliendo di sorpresa lo stesso presidente del Pontificio consiglio dei migranti, il cardinale Renato Raffaele Martino, diretto superiore di Marchetto, che si trovava all’estero. È ovvio che l’arcivescovo, in quanto competente in materia di immigrati, ha titolo per intervenire, quando ritiene siano messi in discussione i loro diritti fondamentali. Ma la durezza di certe sue prese di posizione, complici le inevitabili sintesi giornalistiche, hanno finito per provocare la garbata ma inequivocabile presa di distanze di ieri.
Nella sua dichiarazione, padre Lombardi ha parlato al plurale di «attribuzioni non opportune». L’obiettivo principale erano le parole di Marchetto, ma non è improprio estenderle anche i titoli di qualche quotidiano che ha attribuito alla Santa Sede pure la stroncatura del festival di San Remo pubblicata nei giorni scorsi su L’Osservatore Romano dal critico musicale del quotidiano d’Oltretevere.