Il Vaticano smorza i toni: «Non c’è gioia per la morte di un uomo»

Roma«Ucciso Osama Bin Laden». Non c’è neppure un accenno di esultanza nel secco titolo di richiamo in prima scelto dall’Osservatore romano per l’annuncio della morte del re del terrore. E non soltanto perché, come spiega il gesuita Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, «di fronte alla morte di un uomo un cristiano non si rallegra mai, ma riflette sulle gravi responsabilità di ognuno davanti a Dio e agli uomini».
L’eliminazione del ricercato numero uno nel mondo apre infatti scenari allarmanti per la Chiesa Cattolica. Si alza automaticamente il livello di allarme per il Vaticano e il Santo Padre, ma diventano pure obbiettivi privilegiati dei terroristi le comunità cristiane, soprattutto quelle che vivono già da perseguitate in Pakistan. Una preoccupazione che si legge nelle parole di padre Lombardi che ricorda come Osama Bin Laden abbia avuto «la gravissima responsabilità di diffondere divisione e odio fra i popoli, causando la morte di innumerevoli persone e di strumentalizzare le religioni a questo fine». Nonostante ciò il cristiano, prosegue Lombardi, non si rallegra davanti alla morte di un uomo e invece «spera e si impegna perché ogni evento non sia occasione per una crescita ulteriore dell’odio ma della pace». Ed è proprio la possibilità di ritorsioni da parte degli estremisti islamici nei confronti dei cristiani ad oscurare la luce diffusa dalla fine del capo di Al Qaida.
Preoccupazioni espresse esplicitamente all’agenzia di stampa di Propaganda fide, la Fides, da Paul Bhatti, consigliere speciale del primo ministro del Pakistan per le minoranze religiose e fratello di Shahbaz, il ministro cattolico ucciso nel marzo scorso proprio per le sue decise prese di posizione contro la legge sulla blasfemia usata contro i cristiani. «La situazione è tesa - dice Bhatti - vi sono forti timori di reazioni del tutto insensate contro le minoranze cristiane. Il governo sta ponendo la massima attenzione alle misure di prevenzione».
Dunque scuole e istituti cristiani chiusi, chiese presidiate e quartieri cristiani sorvegliati con le massime misure di sicurezza in tutte le principali città del Pakistan: Islamabad, Lahore, Karachi, Multan. Interviene pure Padre Mario Rodrigues, direttore delle Pontificie Opere Missionarie in Pakistan. «Siamo stati allertati e ci hanno chiesto di chiudere tutti i nostri istituti - racconta Padre Rodrigues - hanno rinforzato la presenza della polizia davanti a tutte le Chiese. Ogni pretesto è buono per minacciare o sferrare attacchi contro i cristiani in Pakistan». Rodrigues sottolinea come «l’intolleranza e i gruppi islamici radicali siano fiorenti nel Paese». E pure nell’articolo dell’Osservatore Romano si evidenziano le accuse dell’India al Pakistan colpevole di «dare rifugio ai terroristi». Accusa, sostiene Nuova Delhi, confermata dal ritrovamento del nascondiglio di Osama in territorio pakistano.
Parole più ottimistiche arrivano invece dal vescovo di Lahore, Lawrence Saldanha. La morte di Osama è comunque «un segno di speranza - dice - che potrebbe abbassare la tensione nel Paese tra estemisti e moderati».
Un appello arriva dal rappresentante dell’Osce contro l’intolleranza religiosa, Massimo Introvigne, che chiede ai governi del Pakistan e degli altri paesi a rischio di «proteggere subito i cristiani contro le rappresaglie».