Vaticano, gli splendori del mausoleo dei Valeri

I volti di Caio Valerio, della moglie Flavia Olympia e dei due figli Caio Valerio Olimpiano e Valeria Massima,
sono riemersi indenni nei sotterranei del Vaticano, a due passi dalla Tomba
di Pietro, grazie ad accurati restauri

Città del Vaticano - Neanche due secoli dopo la nascita di Cristo, un liberto della famiglia dei Valeri, uomo colto e padre di famiglia, si fece costruire un sontuoso mausoleo pagano nella necropoli vaticana, senza sapere di doverci seppellire per primi i due figli, di 4 e 12 anni, morti prematuramente per la peste che infuriava a Roma nel 166. I volti di Caio Valerio, della moglie Flavia Olympia e dei due figli Caio Valerio Olimpiano e Valeria Massima, sono riemersi con una bellezza ed espressività indenne alla scure del tempo, insieme a quelli di presunte divinità e altre figure, nello splendido mausoleo dei Valeri nei sotterranei del Vaticano, a due passi dalla Tomba di Pietro, grazie ad accurati restauri durati quasi un anno, costati circa 200 mila euro e appena conclusi. In una nicchia, anche alcune scritte attribuite agli operai che lavoravano all’antica basilica costantiniana, inneggianti a Cristo e al trono di Pietro, poco lontano, prova ulteriore, secondo la Fabbrica di San Pietro, della veridicità del sepolcro del fondatore della Chiesa. «I ritrovamenti della necropoli, anche quelli pagani, provano che la Basilica non sorge qui per capriccio - ha detto il presidente della Fabbrica di San Pietro, cardinale Angelo Comastri, presentando il mausoleo rimesso a nuovo - ma perchè sotto c’è una storia, che è stata conservata e tutelata con estremo scrupolo, ed è la storia dell’apostolo Pietro. Pietro - ha aggiunto - arrivato a Roma, morto durante le persecuzioni di Nerone, raccolto dai cristiani dopo la crocifissione, e portato nel punto dove attualmente sorge l’altare. Ora possiamo dire - ha proseguito il cardinale - che quel punto non è solo una calamita che attira il mondo, ma anche la giustificazione della presenza del Papa accanto alla tomba di Pietro». E così, secondo la lettura vaticana, anche le statue di Giove e Giunone finiscono per raccontare un percorso cristiano pur mantenendo, per l’occhio dell’archeologo e del restauratore, una loro bellezza che sembra sfuggire ad ogni attribuzione. Nella necropoli si alternano sepolcri restaurati ad altri ancora coperti dall’interramento costantiniano, facciate maestose costruite con raffinati criteri architettonici, decori scolpiti nella terracotta tinta in vari colori, mosaici e finti marmi. Nel mausoleo dei Valeri spicca una grande nicchia semicircolare con l’impronta di una perduta statua di un Dio, probabilmente trafugata già in tempi antichi. Ai lati altre due nicchie, con le statue di Minerva e un’altra dea, forse Diana o Giunone. Accanto alla triade divina, componenti della famiglia dei Valeri atteggiati come antichi filosofi e circondati da simboli di sapienza. Sulla statua di Hypnos, dio del sonno, due amorini con le stesse ali che reggono una cornucopia di semi di papavero. Il merito del restauro, svolto in ambiente sotterraneo con la poca aria incanalata dalle grotte vaticane e in spazi tanto ristretti da richiedere uno speciale tipo di laser, è di Franco Adamo e di Adele Cecchini, scelti per l’impresa dalla Fabbrica di San Pietro grazie all’interessamento della Fondazione pro musica e arte sacra, che ha ottenuto fondi da varie società tra le quali la Mercedes Benz. La necropoli vaticana, ancora in gran parte interrata e inesplorata, si può visitare, in piccoli gruppi di persone adulte, chiedendo una apposita autorizzazione alla Fabbrica di San Pietro.