Vattimo, dal pensiero debole alle parole forti

A "Tetris", il filosofo candidato con Idv alle Europee insulta Salvini,
parlamentare del Carroccio: "Brutto coglione leghista!". Si richiama
"all’uomo di buon temperamento" di Nietzsche, ma ha la passione per il
turpiloquio. E per gli attacchi personali

Il problema è che il pensiero ti pervade. Mica siamo impermeabili alle nostre stesse teorie. Pensiamo, quindi siamo. Ecco perché Gianni Vattimo, il più grande filosofo italiano contemporaneo, a forza di speculare intellettualmente sul concetto di thlipsis, «il tormento della molteplicità», ha finito per esserne contagiato. In un sol uomo, una molteplicità di figure: il comunista, il dipietrista, il figlio di questurino, l’intellettuale, il rettore universitario e - perché no - il portabandiera del turpiloquio e dell’aggressione verbale.
L’ultima sua impersonificazione si è manifestata nel salotto televisivo di «Tetris», il talk show di La7 condotto da Luca Telese. Qui, al suo primo intervento in merito al tema dell’immigrazione in Italia, Vattimo è sbottato: «Ho ascoltato tutte le vostre schiocchezze, non interrompete e smettetela di dire cazzate!». Primo segnale d’allarme. L’ermeneuta che dice di candidarsi alle Europee con l’Idv «perché non posso sopportare il clima di declino culturale del Paese», comincia a vestire i panni dello scaricatore di porto in doppio petto. La foga lessicale esplode però poco dopo, quando il deputato leghista Matteo Salvini gli illustra i cardini del ddl Maroni: «Lei ignora la legge sull’immigrazione, quindi è ignorante». La reazione non è molto accademica: «E lei è uno stupido! Brutto coglione leghista!». Voilà, la «maschera» è calata sul volto leggermente irsuto del filosofo. La levata di scudi generale lo convince a chiedere prontamente e «pubblicamente» scusa, ma rimane una sensazione di straniamento. Anche perché nel prosieguo della trasmissione a Vattimo scappano anche un «tenetevi il Lodo Alfano, porca vacca!» e un «ma io non sono neanche sposato, che cazzo mi dice?». La molteplicità, si diceva. Di parolacce, oltreché di partiti politici in cui ha militato (Radicali, Ds, Pdci e - ora - Idv).
Il fatto è che l’offesa e la perdita delle staffe uno se le aspetterebbe da chi secondo il luogocomunismo è stato tacciato di «trogloditismo»: chessò, da un Borghezio, che in effetti con Concita De Gregorio un po’ ha perso la trebisonda. Oppure dalla Santanché, che ha dato del «cretino» al giornalista del Corsera Fabrizio Roncone. Ma da un pensatore 73enne di sabauda matrice torinese, uno cresciuto con Gadamer sui libri di Nietzsche e Heidegger, si tende ad aspettarsi discorsi un po’ meno triviali. Sia chiaro, non è che un intellettuale debba esprimersi per contratto come un’educanda: Catullo dedicava più versi alla virile mentula che a Lesbia; Céline bestemmiava ogni 4-5 pagine. Ma è letteratura, è uno stile espressivo congeniale al personaggio e all’autore. Perché Socrate mica dava del «coglione» ai sofisti, e oggettivamente sentire Gianteresio Vattimo sbottare come un giocatore di tressette in osteria fa lo stesso, comico effetto del vecchio sketch di Luciana Littizzetto: quella che vestita da bimba ninfomane urlava «ti amo, bastardo!».
Eppure di pseudo-giustificazioni se ne possono trovare. Per esempio, si dice che prima delle sue lezioni il professor Vattimo si concentrasse per vari minuti fischiettando e canticchiando tra sé. Evidentemente l’altra sera il training autogeno non ha funzionato e al prof è montata la scimmia cattiva. E pensare che nei suoi scritti Vattimo si rifà all’uomo nicciano «di buon temperamento, privo del tono ringhioso e dell’accanimento». Magari l’avesse imitato! Avrebbe evitato di rivolgersi ai leghisti dicendo che «i musulmani quando incontrano europei come voi hanno voglia di tagliargli la gola». Molto nichilista.
In secondo luogo ci si può rifare al «suo pensiero debole» che pare debole come un carroarmato. In sostanza, teorizza l’impossibilità di verità assolute, ma per farlo demolisce le certezze dei pensieri storici. E hai voglia a definire «debole» un pensiero che si sbarazza di illuminismo, marxismo, eccetera.
D’altronde, però, la deriva muscolare di Vattimo parte da lontano. Affonda le radici in dichiarazioni come «sarei per la presa del Palazzo d’Inverno armi in pugno», in motti urlati come «Berlusconi fuori dai coglioni» (le gonadi sono un po’ il suo tormentone); in professioni di antisemitismo come «la soluzione della questione arabo-israeliana sta nel dotarsi di missili più efficaci dei Qassam», in professioni di nerboruta prepotenza come «io non sono un non violento assoluto come Bertinotti, sono un non violento prudente».
Sintomi del fatto che Dio sarà pure morto. Ma anche la buona educazione e l’equilibrio non è che stiano troppo bene.