Vattuone, «Vichingo» di Pegli alla conquista di Wimbledon

È stato presentato al circolo «La Valletta» il libro di Enrico Casareto, giornalista, da sempre appassionato e documentato di tennis, sport praticato a livello amatoriale con successo. Edito da lo Sprint, la casa editrice genovese, particolarmente impegnata nel campo sportivo ligure e nazionale, il libro si intitola: «Da Genova a Wimbledon Enzo Vattuone, il Vichingo di Pegli». La lettura scorre veloce e interessante, narra la storia di un grande sportivo genovese, Enzo Vattuone. Il «vichingo», e vedremo in seguito come nasce tale appellattivo, che ha fatto del tennis scuola di vita e che per il tennis ha profuso gli anni migliori della sua giovinezza, la maturità, continuando ai giorni nostri con l'esperienza acquisita, a far amare questo sport straordinario ed unico alle giovani generazioni, insegnandolo quotidianamente agli allievi del suo circolo, il Park Tennis Club di via Zara.
Non sono molti i genovesi che, come Vattuone, hanno giostrato con i più forti campioni degli anni settanta-ottanta sui campi di Parigi, Montecarlo, Wimbledon, Miami (Orange Bowl), Brisbane, Adelaide, Sidney e poi ancora in Svezia e l'elenco sarebbe lungo. Enzo inizia giovanissimo al circolo più vicino, il Tc Pegli. Si vede che il ragazzo ha della stoffa e assieme modestia e divertimento a giocare. Tra i suoi maestri, l'indimenticabile Ido Alberton alla cui capacità è affidato il Centro Tecnico voluto dal Comitato regionale della Fit e poi a Formia con il grande Mario Belardinelli. I successi in campo giovanile di Enzo Vattuone non si contano e l'opera di Casareto li ricorda per tutti. Bellissima l'affermazione ottenuta ad Algeri, in coppia con Carlo Borea nei giochi del Mediterraneo nel 1975 a soli diciannove anni.
Occorre anche sfatare una comune diceria che vuole catalogare Vattuone come doppista. Certamente in coppia con Gianni Marchetti il suo compagno preferito, il palmares di titoli italiani conquistati è rilevante, ma a differenza dei giorni nostri, ai tempi di Enzo tutti i grandi singolaristi giocavano anche il doppio. Ricordiamo che lo giocava anche un certo Corrado Barazzutti. Casareto, nel suo documentato cammino, ricorda anche il titolo assoluto di doppio misto vinto a Pescara nel 1976 da due genovesi: Antonella Rosa, la giocatrice che giocava due dritti, e appunto Enzo Vattuone. Così come l'ha raccontata Enzo, la storia di questo appellativo «il Vichingo» nasce da Paolo Corradi allora giovane cronista di tennis per i quotidiani locali e corrispondente da Genova per la prestigiosa rivista specializzata «Match Ball» che, continuando a raccontare dei molti consecutivi successi del giovanissimo Vattuone prese spunto dalla sua folta e fluente capigliatura bionda tale da farlo apparire un nordico e lo battezzò «Vichingo».
L'opera di Casareto, ideata durante un'edizione degli Open genovesi, oltre ai tanti interessanti aneddoti, presenta una ricca serie di fotografie, molte delle quali tratte dall'archivio del padre di Enzo, Andrea Vattuone, suo primo, fedele inarrivabile mentore.