La vecchia America in cinquanta foto

Li abbiamo visti sul grande schermo nei film americani, da Thelma e Louise a Natural born killer fino a Non è un paese per vecchi, e così tante volte da essere entrati nell’immaginario anche di chi negli Stati Uniti non c’è stato. Sono i motel, le aree di servizio, i punti di ristoro disseminati lungo le arterie americane, frutto di un’architettura fiorita nella prima metà del XX secolo, protagonista delle 50 foto presentate al museo Andersen nella mostra «American roadside architecture». Scattate da John Margolies, le immagini esposte sono una piccola parte del lavoro svolto dall’architetto e storico che per oltre 25 anni ha attraversato gli Stati Uniti per immortalare gli ultimi esemplari di una tradizione destinata al declino a partire dagli anni ’50. Una ricerca lunga 100mila miglia, grazie alla quale i visitatori della mostra aperta fino al 3 maggio potranno intraprendere il loro personale viaggio, dal Colorado al Texas, dalla California all’Arkansas, facendo tappa nei «Mom and Pops». Così venivano infatti chiamati questi piccoli locali a conduzione familiare sorti per soddisfare le esigenze degli automobilisti. Stravaganti o dall’aria familiare, lo scopo del loro ostentato design era unicamente quello di convincere i viaggiatori a fermarsi. E siccome non esisteva un modello precedente a cui rifarsi per queste strutture, i nuovi imprenditori si sentirono liberi di realizzare stazioni di servizio a forma di conchiglia, punti di ristoro contenuti dentro enormi hot dog, auto center all'interno di dinosauri. Fiorirono i drive-in dotati di «car hop», ovvero di camerieri pronti a servire i clienti senza farli scendere dall’auto; nacquero gli «auto courts», bungalow per sostare di notte. Di tutto questo è composto il racconto per immagini di John Margolies che dedica ai locali di ristoro, ai distributori di benzina e ai motel fotografie che ce li restituiscono proprio come il nostro immaginario cinematografico li aveva sedimentati nella coscienza: set abbandonati, privi di presenze umane e quindi protagonisti assoluti dell'inquadratura.