La vecchia Inter si rompe. Ora tocca ai "baby face"

Ancora un infortunio a Sneijder, solo 432’ in campionato quest’anno. Si punta sui ragazzi: 11 sotto i 25 anni. Coutinho e Alvarez i leader. Champions: domani Ranieri si gioca in Turchia il primo posto nel girone

Largo ai giovani. Forse è meglio, visto che la nobiltà calcistica nerazzurra continua a rompersi. Nel senso fisico del termine. Una delle frasi fatte che tanto piacciono a Ranieri direbbe: «Facciamo di necessità virtù». Ma quando si tratta l’argomento, l’allenatore ci va sempre in punta di piedi (altra frase fatta): lo spogliatoio è molto suscettibile. Moratti ha dimostrato di crederci lasciando parlare (anche lui di necessità virtù) la campagna acquisti. E ieri ha fatto girare la sua ruota. «Questi ragazzi hanno dato ragione a un certo tipo di politica. Coutinho deve diventare un grandissimo». Ma forse il presidente ha sbagliato mira in altro senso: il ciclo nerazzurro si è schiantato un po’ troppo presto. Se la politica di mercato fosse stata più avveduta, magari un grande acquisto all’anno insieme ai giovani, non saremmo a parlare di invecchiamento precoce, di scudetto in un sogno. E non dimentichiamo che l’Inter, nel giro di tre stagioni, è riuscita a cedere tre sputafuoco calcistiche: Ibrahimovic, Balotelli e Eto’o. Chi potrebbe resistere a tanto depauperamento tecnico?
Ma le due facce interiste oggi sono queste: i giovani ci provano, la vecchia guardia continua ad alzare bandiera bianca. Ieri è toccato a Sneijder, non proprio una novità per l’olandesino. L’ultimo referto medico dice: stiramento di 2° grado al retto femorale della gamba destra. Ovvero un mese fuori. Magari riuscirà a giocare una partita prima della sosta natalizia. Però non c’è da contarci, Sneijder non è un cuor di leone. Vero che il personaggio interpreta la miglior qualità tecnica nella rosa, ma Moratti avrà rimpianto il giorno in cui non è riuscito a venderlo. Le ultime due stagioni sono un pianto. L’anno scorso Sneijder ha giocato poco meno rispetto all’annata del Triplete, con resa tecnica nettamente inferiore e qualche infortunio di troppo. Quest’anno è un cristallo incrinato. Dieci presenze in tutto fra campionato e coppe, solo 432 minuti in campionato, meno di 5 partite (pur avendo sei presenze). I gol sono pochi (2) ma ci sarebbe tempo per rimediare. Incrinato il fisico, fors’anche la convinzione del restare a Milano. Tante volte la psiche fa più danni dei muscoli.
Ed ora l’Inter si ritrova a scalar gradini inventandosi qualcosa. La trasferta di Champions, in Turchia, sarà decisiva: domani sera i nerazzurri potrebbero dare certezza aritmetica al primo posto in classifica (mancherà solo la gara in casa con il Cska). A San Siro la gioventù bruciacchiata interista ha dato segnali di riscossa. Fra le novità anche il diverso modulo usato da Ranieri nella ripresa: una indicazione per il futuro. Alvarez e Coutinho posizionati sulla fasce laterali esprimono qualità senza la necessità di esser un punto di riferimento inderogabile, come capita per chi gioca da trequartista. Se i giovani cominciassero (calcisticamente) a correre, anzichè usar passo da lumaca, l’Inter potrebbe compiacersi. Oggi nella rosa di prima squadra c’è una squadra intera, Inter baby face, portieri esclusi. Ovvero undici ragazzi che non vanno oltre i 25 anni. Elenchiamo: Ranocchia (23 anni), Marco Davide Faraoni (20), difensore che domenica ha esordito in A, Jonathan (25), Nagatomo (25), Alvarez (23), Poli (22) per ora oggetto sconosciuto al pubblico interista ma più affidabile di Coutinho e Alvarez, Obi(20), Coutinho (19), Castaignos (19), Zarate (24) e Crisetig (18), centrocampista con una presenza in Champions. In gennaio arriverà Kucka (24) dal Genoa.
Probabilmente con questi giovani non c’è il tanto per vincere uno scudetto, ma Ranieri crede in qualcuno di loro. Per Alvarez è pronto a rischiare la faccia. «Ha doti tecniche incredibili, come esterno di destra può sfruttare bene il suo calcio di sinistro per servire i compagni. Deve solo abituarsi al nostro calcio». Che tradotto significa: più rapidità di gioco, cambio di abitudini, voglia di spremersi sempre sul campo. Coutinho ha imparato a sue spese quanto sia difficile resistere in serie A. Il gol di sabato corona un periodo sfortunato. Un anno fa gli diagnosticarono uno strappo al bicipite femorale destro, domenica è rientrato dopo un altro infortunio. «Ora deve sfondare», ha ripetuto Moratti, uno dei suoi sponsor principali.
Si, vabbè, il caso Recoba non depone a favore dei prediletti del presidente. Ma c’è aria nuova in questa Inter biberon. Da qualche parte servirà pur ricominciare per riacchiappare il diavolo per le corna (direbbe Ranieri). E, nel caso, il Diavolo non è solo il Milan, ma sogni e credibilità nerazzurra. Se il calcio è una speranza, l’Inter ne ha tante. Direbbe Ranieri: buon viso a cattiva sorte.