Il "vecchio" Ronaldo c’è ma deve aspettare il Milan

L’ex pallone d’oro entra nel secondo tempo e dà la scossa, però è l’ex portiere del Messina Storari a strabiliare neutralizzando quattro palle-gol

Milano - Ronaldo va bene, Storari ancora meglio ma è il Milan che non convince e non brilla. A dispetto del sofferto successo sul Livorno che nasconde molte “magagne” e altri interrogativi sulla rincorsa al quarto posto autorizza. E non è solo una questione di disegno tattico ardito, molto ardito, con le due punte, più Kakà e Seedorf a centrocampo che non rappresentano degli ostacoli consistenti per i rivali. Di slancio vengono scavalcati: è come affondare nel panetto di burro per Passoni e Morrone nonostante la generosità di Gattuso. È lecito soffrire, d’accordo, come ricorda Ancelotti, ma non certo essere sottoposto a una sorta di supplizio dinanzi al Livorno che attacca da destra e da sinistra e colleziona almeno 2 clamorosi errori di mira dinanzi alla porta prima di concedere al debuttante Storari, il portiere appena preso dal Messina, l’occasione per guadagnarsi lodi e pacche sulle spalle. Nella ripresa, dopo la sberla di Jankulovski (colpa anche di Amelia, in grave ritardo) del 2 a 1, Ancelotti è lesto nel cambiare formula e allestisce un 4-4-1-1 inserendo un paio di puntelli a centrocampo (Brocchi e Ambrosini, via Seedorf che non rincorre e Gilardino) i quali non restituiscono affatto la solidità di una volta. Corre poco la squadra, insegue meno. E in difesa, Bonera e Maldini, vincono qualche duello decisivo domando facilmente Lucarelli, soffrendo invece gli inserimenti dei centrocampisti tra le due linee. Così il Livorno scodella nell’area rossonera una serie di palloni a disposizione di Fiore e Morrone: basterebbe poco per meritarsi il 2 a 2 finale.
Decisivo allora, per il Milan, risulta il recente mercato di gennaio ma anche l’antica tradizione del casato. Basta rinnovare il contratto ai milanisti per ottenere qualche sigillo importante. Succede con Gattuso (cross da Oliveira, Cesar in ritardo e svagato) nel primo tempo e poi con Jankulovski nella ripresa e questo fa colore, non è certo la sostanza del suo undicesimo risultato utile consecutivo (6 vittorie e 5 pareggi) ottenuto in campionato. Perché il Milan deve ringraziare Storari, il suo portiere: i capelli tagliati non gli sottraggono forza, anzi gli danno slancio e forza per risultare decisivo. Sue le ripetute prodezze su Lucarelli, Filippini, Fiore e Cesar. Meglio del Dida insuperabile di un paio di stagioni fa. Ma è Ronaldo a dare la scossa, a metà della seconda frazione, allo stadio e al Milan. Non è un caso che appena entrato, la squadra guadagni la metà campo livornese invadendola, e poi il siluro del 2 a 1. Il Fenomeno gioca per mezz’ora al netto del recupero e lo fa con buon profitto. È vero, non ha più la velocità dei giorni migliori, si ritrova con un’altra carrozzeria che gli impedisce di spingere al massimo ma quando accelera e “punta” la porta è uno spettacolo da vedere e da godere. La sua presenza in campo provoca una evidente tensione nella difesa del Livorno. Forse non è un caso che il sorprendente tiro da distanza di Jankulovski colga Amelia quasi in contropiede: sono tutti concentrati sul numero 99, alla sua presenza italiana tonda tonda (100 in serie A) e trascurano il resto della compagnia. Ronaldo non sciupa una palletta, dalla prima fino all’ultima. Nello scambio stretto e ripetuto con Kakà si ritrova a suo agio, meglio che con Gilardino, si smarca a destra, si sposta a sinistra ma si muove poco per non disperdere energie. E quando può, palla ricevuta da Brocchi sul limitar dell’area, esplode un destro potente che Amelia devia con i pugni, d’istinto. Il tiro è la sua specialità, semmai gli manca la resistenza e anche la forza da imporre in qualche duello, uomo contro uomo. Si oppone in modo poco virile e Galante che nell’occasione può soffiargli un pallone comodamente. Il gol vero Ronaldo lo sfiora nel gran finale quando la trama milanista, con Kakà risvegliato da un torpore allarmante, gli prepara la traiettoria a pelo d’erba rizollata. Il destro a seguire di Ronie non è una saetta e si chiude fuori dalla luce della porta. Per il debutto basta e avanza.