Il vecchio Settebello conquista Pechino Ma dopo i Giochi serviranno volti nuovi

Missione compiuta. Il Settebello di Paolo Malara va a Pechino. Ora si può prenotare il volo per la Cina. Battuta di misura (11-10) la Russia in una gara ad altissima tensione emotiva, i ragazzi di Malara hanno ripagato con gli interessi la fiducia del loro tecnico. Hanno giocato la partita della vita con le residue forze rimaste. Hanno lottato, sofferto, ma non hanno mai tremato. È una vittoria che dispiacerà a qualcuno, agli eterni scontenti, agli eterni diffidenti, agli eterni dietrologi e ai ct da bar. Ma è soprattutto una grande vittoria, più importante proprio perché in molti ci davano per spacciati. E ora, ne siamo certi, sono già pronti a saltare sul carro del vincitore.
Il Settebello di Malara c’è. Così come il Setterosa di Maugeri, passato dalle qualificazioni di febbraio ad Imperia. En plein della pallanuoto italiana, unico sport di squadra a non tradire le aspettative, a non tradire l’Olimpiade. Oggi il basket è fuori, il baseball anche, il volley, maschile, è atteso alla prova d’appello a giugno.
La pallanuoto, sport spesso sottovalutato, quasi considerato come una questione «regionale», ha dunque piazzato la doppietta. Dovrà esserne fiero il presidente Barelli che, anche se è «accusato» di voler più bene al nuoto, ieri era commosso, come quei pochi fortunati italiani che hanno potuto vedere via internet l’impresa del Settebello. Perché la pallanuoto è anche questo: poca informazione, poca organizzazione. Una federazione mondiale che pensa a mandare a spasso per hotel a cinque stelle datati delegati, ma non pensa a come riorganizzare con competizioni serie e credibili il suo sport di squadra. La pallanuoto italiana soffre la congestione di manifestazioni nazionali, europee e mondiali. Soffre la mancanza di risorse, la cui ricaduta principale è la scomparsa dei vivai, soffre l’afflusso di atleti stranieri e naturalizzati, tanto che anche per questa impresa il ct Malara ha dovuto affidarsi a troppi ultratrentenni, segno che manca un ricambio generazionale.
Adesso però la pallanuoto italiana può ritrovare la sua vera identità: l’aggancio a Pechino 2008 è senza dubbio un chiaro segnale che il movimento lancia. Il testimone passa ai dirigenti della federnuoto: a loro l’arduo compito di portare avanti la missione di giusto rinnovamento.