Vecchioni: «Campi malati di burocrazia»

da Milano

«Siamo ammalati di burocrazia»: esiste un problema di lungaggini burocratiche che riguardano il settore agricolo e che lo Stato deve risolvere con linee guida che semplifichino le procedure e garantiscano uniformità di applicazione nel territorio» ha detto ieri il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni aprendo i lavori dell'assemblea della confederazione. Da uno studio fatto dall'organizzazione emerge che un imprenditore agricolo deve dedicare ogni anno alla soluzione di problemi burocratici nella conduzione di un'azienda di medie dimensioni, ben 108 giornate lavorative e per assumere un lavoratore stagionale extracomunitario servono 18 adempimenti diversi. Tutto ciò, secondo Vecchioni, «ci colloca fuori dall'Unione europea». Il processo di semplificazione, secondo Confagricoltura, va effettuato a monte e non a valle all'emanazione delle norme procedurali; ciò che serve dunque è un cambiamento di mentalità della pubblica amministrazione. Inoltre Confagricoltura chiede che si intervenga incisivamente per ridurre le cosiddette barriere allo «start up» cioè a quel processo volto alla semplificazione e alla riduzione delle procedure, dei tempi e dei costi necessari per avviare un'attività imprenditoriale. In tal senso, «potrebbero essere interessanti - ha affermato Vecchioni - gli sportelli unici». Riguardo all'importanza che il settore agroalimentare riveste nell'ambito dell'Ue e più in generale nel mondo, Confagricoltura ha apprezzato «l'equilibrio e la fermezza» dei ministri Paolo De Castro ed Emma Bonino nel corso del negoziato di Ginevra sul Wto.