Vedi la Tv «nemica»? Ai lavori forzati

Seul Lavori forzati e detenzione per aver guardato una fiction televisiva: succede in Corea del Nord, dove sarebbero oltre mille i prigionieri confinati in un campo di “rieducazione” con l’accusa di aver guardato di nascosto film e programmi provenienti dalla vicina Corea del Sud.
La North Korea Intellectuals Solidarity (Nkis), associazione di cittadini nordcoreani di base a Seul, ha riferito che uno dei suoi informatori oltre confine ha dato conto dell’esistenza di un campo di prigionia nella città di Kaechon, nella provincia centro-occidentale di South Pyongan, dove sono attualmente recluse circa tremila persone: di queste, 1.200 sono lì per espiare il “crimine” di aver preso visione dei programmi televisivi sudcoreani.
Stando al resoconto della fonte, il fenomeno degli internati per la visione degli spettacoli stranieri, che nel regime comunista è tassativamente proibita, sarebbe in rapido aumento, tanto da rendere il campo in questione «quanto mai affollato».
Per gli appassionati clandestini di fiction sudcoreane, inoltre, le pene sono eccezionalmente severe in rapporto al reato contestato: il periodo di reclusione, secondo Nkis, varia tra i 2 e i 5 anni, e i prigionieri sono sottoposti a estenuanti turni di lavori forzati.
I cd e dvd stranieri arrivano in Corea del Nord in prevalenza dalla Cina grazie a un attraverso il mercato nero, e le opere di cultura popolare sudcoreana sarebbero tra le più richieste dal pubblico nordcoreano, nonostante l’incredibile rischio che ci si accolla.
Questa vicenda non fa che confermare che nei regimi dittatoriali la minaccia più temuta è sempre la stessa: la libera circolazione delle idee, perfino se passa attraverso una fiction televisiva.