«Vedo che avete paura»

Sampierdarena come i vicoli del centro storico. L'allarme sicurezza del ponente genovese diventa un caso nazionale. Ieri pomeriggio passeggiata tra piazza Vittorio Veneto e via Giovanetti dell'ex ministro Maurizio Gasparri, insieme agli amici Gianni Plinio e Giorgio Bornacin che poi lo hanno accompagnato pure alla Commenda di prè e nei carruggi, i punti caldi dell'emergenza sicurezza genovese. Il deputato di An ha stretto mani, ascoltato la gente, è stato invitato a entrare nei negozi, dove i commercianti hanno paura ad alzare la saracinesca. Ha raccolto le loro lamentele, le richieste dei residenti e ha promesso di portare a Roma, all'attenzione del ministro degli Interni Giuliano Amato, il caso Genova. Gasparri incontrerà la prossima settimana Amato e chiederà più forze dell'ordine e più pattuglie sul territorio a Sampierdarena e nei vicoli.
«Abbiamo lanciato un grido d'allarme disperato - spiega Claudia Ugonotti del bar Italia di piazza Vittorio Veneto - ma in pochi ci hanno ascoltato. Tanti invece i residenti che ci hanno confermato la loro solidarietà. Qui tutti i giorni si scontrano bande, si spaccia droga, si trovano coltelli nei vasi dei fiori e nelle aiuole pubbliche. Li nascondono i sudamericani e i rumeni. Abbiamo denunciato la situazione, ma il primo politico che ci è venuto incontro è stato, finora, soltanto Gasparri». «Sampierdarena è diventato un quartiere non facile - spiega Angelo Bellotti della tabaccheria Gatti - ci vogliono pattuglie e vogliamo sicurezza, altrimenti potremo anche chiudere i battenti».
«Mi hanno rapinata il 14 settembre - racconta Clementina Ruo di Fantasy, negozio di bomboniere in via Giovanetti - e mi è andata bene. Hanno rubato i soldi, minacciata con un coltello e se ne sono andati. Altri commercianti sono stati picchiati. Abbiamo paura ad alzare le saracinesche».
«Alcuni residenti e commercianti - risponde Gasparri - propongono ronde e vigilantes. Sono contrario, come lo sono i nostri rappresentanti genovesi Plinio e Bornacin, a queste risposte. Dobbiamo puntare a un maggiore rinforzo delle pattuglie di polizia e carabinieri sul territorio. Occorre quindi finanziare il ministero degli Interni, anziché tagliargli i fondi come fa Prodi, rendere efficaci le espulsioni e rivedere la Bossi Fini in quei suoi passaggi farraginosi, revisionare da capo la legge Bozzini sui permessi facili a chi è già in carcere».