Vedova allegra ma non troppo

Sospiri, tradimenti, ciprie e taffetà: gli ingredienti giusti per attirare pubblico: la ricetta riempi-teatro degli ultimi mesi sembra più che mai trionfare. Ma capiamoci. Non c'è nulla da obiettare, anzi è rinfrancante vedere persone che si perdono nelle scale cercando la toilette: vuol dire che finalmente anche loro hanno scelto il Carlo Felice. Ma dando uno sguardo alla platea, venerdì sera, saltava anche agli occhi che il solito pubblico delle «prime» non c'era. Non parliamo del pubblico borioso e snob, ma del pubblico intenditore, quello che ormai rimane a casa o sceglie altri teatri con un'offerta qualitativa più elevata. E allora ci sia concesso dire che un teatro deve attirare sì nuovo pubblico, ma non può e non deve perdere quello vecchio. Ma veniamo al dunque. Questa «Vedova» non poteva annoiare: impatto scenico di grande effetto, costumi sgargianti, trovate esilaranti che hanno coinvolto il pubblico incessantemente. Anche troppo. Ma mancavano quelli che dell'operetta sono gli elementi essenziali: la presenza di un cast che unisce alle doti vocali anche la verve teatrale; la coesione d'insieme; la vena patetica, che alla fine ha reso pienamente solo il valzer. Aggiungiamo infine che la sintonia buca-palcoscenico è stata quasi del tutto assente. Bravo Christopher Franklin e brava l'orchestra soprattutto nei pezzi meramente strumentali, ma non convincente il dialogo con i cantanti, che sembravano appartenere ad un altro mondo (musicale). Spesso confinati a cantare sul fondo del palco, quasi non si sentivano; e davvero non impeccabili dal punto di vista vocale, a volte anche con grossi problemi d'intonazione, nonostante alcuni timbri interessanti (Silvia Dalla Benetta e Davinia Rodriguez). Ma soprattutto carenti dal punto di vista teatrale. Non a caso, il migliore in assoluto è stato l'attore Gennaro Canavacciuolo (Njegus), lui davvero brillante, calato ottimamente nel personaggio, poliedrico. Insomma, bravo. Una lancia spezzata in favore di Andrea Porta (Barone Zeta) che in questo senso non si è risparmiato. Successo evidente tra i presenti, ma con nostra parziale riserva.