Vedova Gucci, niente nuovo processo

I nuovi tracciati della sua salute cerebrale - eseguiti nel 2002 con la Pet (tomoscintigrafia) - non possono servire a Patrizia Reggiani, condannata come mandante dell'omicidio del marito imprenditore Maurizio Gucci ucciso nel 1995, per chiedere la revisione del processo e invocare l' infermità mentale. Lo sottolinea la Cassazione, rigettando il ricorso presentato dalla donna e dalle due figlie, Alessandra e Allegra, contro la sentenza della Corte d'appello di Venezia che, il 17 dicembre 2004, aveva detto no al processo bis. La Suprema Corte ha condiviso l'opinione dei giudici di merito che «avevano escluso che la Reggiani fosse affetta dalla sindrome psichiatrica del lobo frontale integrante un vizio totale o parziale di mente», e affermato che il nuovo esame Pet «non avesse aggiunto nulla ai fini di un accertamento che potesse avere una qualche influenza sulla valutazione della capacità di intendere o di volere». In pratica, la tesi difensiva in base alla quale la Reggiani era inferma di mente, per i postumi di un tumore cerebrale, non ha trovato un punto di supporto nelle risultanze dei nuovi referti medici.