La vedova Raciti: "Troppa violenza, chiudere gli stadi"

Marisa Grasso: "La morte di mio marito durante il derby Catania-Palermo del
2 febbraio scorso non ha insegnato alcunché perché viviamo in un Paese che si sta
abbrutendo sempre di più, in un Paese sempre più incivile"

Roma - "Ma come si fa a chiamarli ancora tifosi, i protagonisti di questa vicenda chiamiamoli con il loro vero nome: delinquenti autorizzati". Così Marisa Grasso, vedova dell'ispettore Filippo Raciti, commenta telefonicamente con l'Ansa la morte di un tifoso laziale vicino ad Arezzo. "La morte di mio marito durante il derby Catania-Palermo del 2 febbraio scorso (guarda il filmato degli scontri) non ha insegnato alcunché - aggiunge la vedova Raciti - perché viviamo in un Paese che si sta abbrutendo sempre di più, in un Paese sempre più incivile". "Purtroppo - osserva Marisa Grasso - mi aspettavo notizie del genere perché ho visto che dalla tragica sera del Massimino poco o quasi niente è cambiato: questi delinquenti che si fanno chiamare tifosi non cambieranno. Mai. Allora non è possibile che altre persone estranee alla loro cultura di violenza paghino con la vita". La vedova Raciti si dice "pessimista per il futuro" e indica come soluzione "la chiusura degli stadi". "Chi vuole vedere le partite - spiega - può seguirle da casa in televisione, in tranquillità, senza fare male ad alcuno, altrimenti sarà sempre peggio...".

E' un'altra dimostrazione del clima di tensione alta in cui viviamo", aggiunge Marisa Grasso. "E' un clima da Paese incivile - prosegue - che si verifica ad ogni partita ed è inammissibile vivere con queste emozioni". Da Pistoia, dove di trova per ricevere un premio, Marisa Grasso, sottolinea come la morte di suo marito "ha messo in evidenza i veri problemi intorno al fenomeno del tifo e ha posto una domanda di fondo: se sia giusto fare andare la gente alle partite o se sia necessario, e inevitabile, farle vedere solo alla Tv".