«Vedremo tra 50 anni se restano le opere degli architetti o i pezzi di Celentano»

(...) «Tornate fra 50 anni e vediamo cosa resta delle opere pubbliche di Milano o di quelle private dei più grandi architetti del mondo e delle canzoni di Celentano», replica il primo cittadino dopo il convegno dei giovani imprenditori edili dell’Ance. Albertini non ha gradito e non lo nasconde. «Norman Foster, Massimiliano Fuksas, Renzo Piano: sono tra i geni dell'architettura moderna che stanno progettando a Milano. Sono i Brunelleschi e i Bernini di oggi», insiste. Senza citare Celentano, ricorda le trasformazioni di Milano: «Le periferie non sono più i quartieri dormitorio degli anni '60, ma luoghi vivibili, finalmente recuperati alla città». Cita il quartiere di Rogoredo, «una periferia che ha attirato grandi capitali stranieri». E ricorda gli 1,2 milioni di metri quadrati di proprietà del Comune destinati all'edilizia residenziale sociale a canone moderato o speciale. «Stiamo realizzando qualcosa che nessuno aveva mai fatto prima, neppure le amministrazioni più benemerite», conclude. «Non abbiamo costruito né costruiremo gli orrendi casermoni che invece hanno fatto le giunte di centrosinistra - aggiunge da Milano il suo vice, Riccardo De Corato -. Quello che ha detto in tv Adriano Celentano non vale neanche la pena di essere commentato». Meno pacato è Guido Podestà, coordinatore provinciale di Forza Italia. «Vorrei solo ricordare a Celentano che se esiste qualcuno in Italia che ha realizzato quartieri belli, a misura d’uomo e immersi nel verde, è proprio Berlusconi. Si pensi a Milano 2 e Milano 3. Celentano avrebbe dovuto rimproverare molti amministratori di centrosinistra che hanno costruito quartieri dormitorio di architettura bolscevica».
L’ultimo «schiaffo» al molleggiato arriva dalla via Gluck. «Che è la stessa da vent'anni - racconta un signore -. Da quando sono qui non ho mai visto Celentano...».