Vegas: «Nuovi tagli alle consulenze e meno auto blu»

I piani del governo per ridurre le uscite della pubblica amministrazione

Antonio Signorini

da Roma

Anche con la prossima legge finanziaria continueranno gli sforzi per ridurre la spesa corrente della pubblica amministrazione. E questa volta non ci sarà solo il «tetto» del due per cento. Il governo intende infatti riprendere il controllo dei meccanismi di spesa fin nei dettagli. Ci sarà un giro di vite sulle pensioni di invalidità, una stretta sugli stanziamenti per le consulenze, sia nelle autonomie locali sia nell’amministrazione centrale, e limiti agli acquisti dei beni intermedi. Auto blu incluse. Poi si cercherà di incidere sul costo del lavoro, a partire da quei settori del pubblico impiego che in questi anni hanno registrato aumenti sopra la media. Ad annunciare le linee guida dei «tagli» della Finanziaria che il governo approverà entro il 30 settembre è il viceministro all’Economia Giuseppe Vegas che vorrebbe anche rompere «il tabù» per riparlare di gabbie salariali.
A quanto ammonterà la correzione della Finanziaria?
«Le cifre dovrebbero essere quelle conosciute, 15 miliardi di euro nel complesso, dieci per la correzione concordata con Bruxelles e cinque per lo sviluppo».
Tra gli interventi allo studio ci saranno solo tagli alle spese o sono previsti ritocchi anche alle entrate?
«È necessario agire sulla spesa corrente, non sarebbe credibile destinare delle risorse per lo sviluppo e aumentare il prelievo fiscale. Aumenti delle entrate non avrebbero effetti a livello macroeconomico. Bisogna invece imbrigliare la spesa corrente che sta superando il tetto del due per cento fissato dalla scorsa legge finanziaria».
Il tetto non è bastato a tenere la spesa pubblica sotto controllo?
«Bisogna confermare la strada decisa negli anni scorsi per regolamentare la spesa complessiva mantenendola dentro un tasso di crescita compatibile. Però servono anche altre misure più minute, ad esempio sulle consulenze e sui consumi intermedi, compresi i mezzi di trasporto della pubblica amministrazione. Rispetto agli anni passati dovremmo fare un lavoro di fino, altrimenti con un approccio troppo generale rischiamo di non tenere conto delle caratteristiche dei diversi tipi di spesa. Una cosa è spendere per nuovo personale, un’altra è comprare un computer. La prima spesa ha effetti permanenti, l’altra no».
Come farete a entrare nei dettagli delle spese?
«Faremo un’analisi per individuare i settori dove la spesa è cresciuta più della media. I risultati, che renderemo noti in coincidenza con la Finanziaria, serviranno a controllare chi spende di più».
Come farete a controllare la spesa per le consulenze?
«Tagliando i trasferimenti».
Il monitoraggio sulle spese sopra la media riguarderà anche il costo del lavoro?
«Sì. Sui contratti del pubblico impiego il meccanismo non funziona. La Finanziaria indica una somma che diventa la base di partenza delle trattative, poi c’è la rincorsa ai rialzi negli altri settori. C’è anche il problema delle autonomie locali che potrebbero uscire dall’Aran (l’agenzia che cura le relazioni industriali per lo Stato, ndr) che ora firma contratti che poi devono pagare i Comuni».
Sembrerebbe il primo passo verso le gabbie salariali...
«Quello delle gabbie salariali è un tabù che è stato infranto già dalla sinistra con i contratti d’area. Io non credo che si tratti di una proposta eversiva, anzi. Sarebbe una giusta risposta, oltre che al diverso costo della vita, anche alla legge della domanda e dell’offerta. Mi spiego: se in molti vogliono trasferirsi in alcune zone del Paese credo sia giusto che lì gli stipendi pubblici siano più bassi».
Sono previsti interventi anche sulle pensioni di invalidità?
«L’anomalia è che ora vengono concesse pensioni di invalidità e indennità di accompagnamento indipendentemente dal reddito. Sarebbe bene introdurre un tetto massimo di reddito oltre al quale non viene più concesso l’accompagnamento, poi si potrebbe pensare anche a un tetto per le invalidità».
Molti fanno risalire il boom di invalidità registrato anche recentemente al fatto che sono le Regioni a decidere chi ha diritto all’assegno...
«Si potrebbero affidare a un unico soggetto i due compiti di verifica e di erogazione delle pensioni. Io credo che l’Inps sia la struttura più attrezzata per farlo».