VELA Gli amanti delle signore del mare

Nel 1982, a Porto Cervo, i preziosi «gioielli» di diciassette armatori e quattro scafi della Marina Militare, tra i quali Stella Polare, si diedero appuntamento per solcare le acque della Costa Smeralda e sfidarsi in occasione della prima regata di barche d'epoca. Le Signore del mare, sulla rotta della più antica tradizione marinara, mettevano in mostra splendide sagome di cutter e sottili slanci di prua. «Vento in poppa e vele spiegate», quindi, «per la spettacolare Croce del Sud, la goletta di 37 metri della famiglia Granelli Mentasti, per Tamory, di Luigi Vietti, Skagerrak, dei Ranucci, Agneta, allora di proprietà di Luigi Donà delle Rose, e Mariette, in quegli anni di Andrea Rizzoli», ricorda Gianni Loffredo, proprietario del ketch aurico Tirrenia II, e storico presidente dell'A.I.V.E., l'Associazione Italiana Vele d'Epoca, nata venticinque anni fa con lo scopo di preservare il patrimonio storico, artistico e tecnico costituito dagli yacht d'epoca, quindi varati prima del 1950, e da quelli classici.
«Tutto nacque per gioco quell'estate a Portofino a casa di Beppe Croce, presidente della Federazione Internazionale della Vela», ricorda Loffredo. «Ero andato a trovarlo per parlargli di progetti legati alla passione per le imbarcazioni storiche e mi propose di creare un'associazione per farne rivivere i fasti garantendo la partecipazione, come soci fondatori, di venticinque suoi amici tra i quali nomi prestigiosi come l'avvocato Agnelli, il principe Karim Aga Khan, Leopoldo Pirelli e Agostino Straulino. Nomi che hanno garantito il giusto input per riscrivere le favole di tesori come Orion, Tomahawk, il dodici metri di casa Agnelli passato poi ad Alberto Rusconi, o il magnifico Altair, allora di Miguel San Mora, lo spagnolo commodoro del Reale Club Nautico di Barcellona che, ottantenne, con a bordo i venticinque nipoti in veste di equipaggio, timonava quella meraviglia. Altere e seducenti, le Regine dei flutti, sono oggi protagoniste delle regate più prestigiose che da Imperia a Cannes, da Porto Cervo a Monaco, da Barcellona a Saint Tropez, colorano l'estate sempre accolte con curiosità e ammirazione. «In primo piano il Campionato Internazionale del Mediterraneo con il Panerai Classic Yachts Challenge, il circuito riservato alle vele d'epoca» ci spiega Luigi Lang, segretario generale dell'A.I.V.E. «Tutto sotto l'egida dello storico C.I.M., costituito ottant'anni fa e da allora al timone dei più prestigiosi appuntamenti nelle acque del Mediterraneo».
COL VENTO IN POPPA
Le Signore del mare, sfoderando il loro fascino, vengono tirate a lucido e si sfidano tra trionfi di ottoni, sinfonie di fasciami in mogano Honduras e teak del Siam, alberi e pennoni in pino rosso del Canada. Si presentano ai raduni rimesse a nuovo da magistrali restauri «dove la restituzione della solidità strutturale rispetta il valore storico senza snaturare l'origine degli scafi» spiega Franco Giorgetti, architetto navale autore di restauri come quello del Creole, fantastico sessantantré metri disegnato da Charles E. Nicholson e decorato da Salvador Dalí, appartenuto all'armatore Stavros Niarkos, oggi di proprietà delle sorelle Alessandra e Allegra Gucci.
Tra i restauri realizzati in Italia da sottolineare quello di Mariette, gemello di Vagrant voluto dal miliardario Vanderbilt, uno dei sette grandi schooners costruiti da Herreshoff. «Era stato portato in Italia piuttosto malandato da Erik Pascoli, noto skipper e navigatore solitario. La barca aveva settant'anni ed era stata acquistata da Andrea Rizzoli», ricorda Angelo Beconcini, principe del restauro. «Lo scafo era deteriorato, l'impiantistica distrutta ma siamo riusciti a recuperare il 70% degli interni mantenendo il camino in legno, gli oblò, le maniglie delle porte, grazie a vecchie foto in bianco e nero, ai piani velici e ai disegni originali. Le vele un tempo erano di cotone, molto disagevoli e quando si bagnavano diventavano pesantissime. Oggi sono in dacron o in altri tessuti sofisticati e spesso vengono antichizzate». Segreti del mestiere che hanno portato nel cantiere di Beconcini altre imbarcazioni come il Marlin, negli anni Cinquanta di John e Jacqueline Kennedy, oggi di proprietà di Diego Della Valle, e Skagerrak, di Raffaele Ranucci, che a soli sei anni, con suo padre, salì per la prima volta su questo fantastico scafo e ne rimase talmente incantato che cominciò subito a considerarlo «la casa di famiglia», come lui stesso ci confida. Uno scafo costruito a Brema nel 1939 per la Marina Militare tedesca, destinato all'ammiraglio Raeder e in seguito passato alla Marina inglese come bottino di guerra. Narra la leggenda che Hitler, al timone di Skagerrak, trascorresse lunghi week end con Eva Braun navigando nelle acque del nord Europa. Nelle acque del Mediterraneo invece, timonato dal principe Alberto II di Monaco, naviga il Tuiga, portabandiera dello Yacht Club monegasco.
UN ARMO PER LA STORIA
«Realizzato da un progetto di William Fife, ordinato dal duca di Medinacelli, grande amico del re Alfonso XIII di Spagna, allora proprietario di Hispania, è sicuramente una delle barche più rappresentative» ci spiega Carlo Ravano, commodoro dello Yacht Club di Monaco, figlio dell'armatore genovese Alberto, negli anni Cinquanta proprietario della splendida Atlantide, oggi Shenandoah. «Tuiga e Hispania regatavano sempre insieme», continua Ravano, «e si racconta che Tuiga, per reverenza verso il sovrano, facesse sempre vincere lo yacht reale. Nel 1935 si aggiudicò il Fastnet e in seguito venne ritrovato a Cipro in pessime condizioni. Dopo un avventuroso viaggio fu trasferito in Inghilterra da Farlie Restoration dove, grazie al lavoro di Dunkan Walker, venne riportato alla sua forma più smagliante». Una forma, spiega Beconcini, che richiede mesi e mesi di interventi. Dall'alaggio, l'operazione per tirare a terra la barca, fino al restauro completo, possono trascorrere anche due anni. Gli scafi vengono svuotati perché bisogna accedere a tutte le strutture per risanarle: dal motore alle pompe al mobilio, dal ponte di coperta alle tughe, dal fasciame alla chiglia, dai dritti alle ordinate. Rispetto per il passato e massima funzionalità, quindi ripristino di camini originali in legno, fusioni di bronzo per nuovi oblò, boiserie con legni africani di mogano ma anche strumentazione elettronica per una navigazione moderna, verricelli all'avanguardia, impianti per trasformare l'acqua di mare in acqua dolce. Accorgimenti per «legni unici al mondo», così li chiamava teneramente Beppe Croce. «Legni» come Cambria, meraviglioso quaranta metri, Latifa e Bona Fide, paragonato dall'architetto Carlo Sciarelli «alla leggerezza di una farfalla».