Vela e mondanità nelle acque del Principato

da Montecarlo

Diceva qualcuno: «A Montecarlo non si possono organizzare regate d’eccellenza, manca la materia prima. Il vento». Lo Yacht Club Monaco l’ha presa come una sfida. Da vincere. L’ha vinta. E da ventitrè edizioni, tanto per dire, vara «Primo Cup-Trofeo Credit Suisse». Che significa: la manifestazione che apre la stagione agonistica mediterranea per alcune delle più diffuse e tecniche classi veliche. E soprattutto: uno degli appuntamenti d’inizio anno più attesi per la vela italiana ed europea. Il tutto in due fine settimana successivi - quest’anno fra l’1 e il 4 febbraio, e la finale da venerdì a domenica scorsa - che richiamano nel Principato di Sua Altezza il principe Alberto II quella cornice mondana e sportiva, entusiasta senza eccessi, che fa parte di una tradizione consolidata cui anche gli spettatori si uniformano. In mare si sono impegnate a fondo 220 barche in rappresentanza di una ventina di nazioni tra cui Russia, Ucraina, Spagna, Croazia e Stati Uniti. E intanto si è salutato l’arrivo del First 40.7 Delliantrice, presente il suo padrino Gilles Panizzi, e dello Smeralda K-zi Mo d’eau, battezzato dalla principessa Camilla di Bourbon-Siciles. Per quanto riguarda la classifica, in classe «H22» si è imposto Bleak di Giovani Punteno, in «Melges 24» Spider di Lorenzo Bressani, in «First 4.70» Spirit of ad hoc di Thierry Bouchard, in «Mumm 30» Thule di Fausto Rubbini, in «Smeralda 888» Giada di Alderico Paganini, in «Beneteau Platu 25» La Revoltosa di Joachim Hellmich, in «Dragoni» Whisper di Michael Cotter, in «Laser SB3» Flash di Colin Galavan, in «Surprise» Sky Sweeper di Olivier Legeret, in «J24» Topo Too di Blandine Medecin, in «Star» Arctur di Vasil Gureyev.
Sport, agonismo e atmosfera, quindi, ma anche terreno privilegiato per la ricerca su materiali di concezione tecnologica avanzata: da sempre Primo Cup è anche occasione di sperimentazione e collaudo per le imbarcazioni ed anche per i capi d’abbigliamento adeguati alle performance di alto livello. Da qui la logica dell’abbinamento con Slam, azienda genovese e internazionale che ha creduto nella formula della boat race di Montecarlo anche per testare prodotti e soluzioni originali. Questa volta, addirittura con un paio di «new entry» ardite, che riguardano la collezione primavera-estate e autunno. Spiegano Alessandra Aondio e Caterina Bonsignore, ambasciatrici di Slam anche nel Principato: «La proposta è per un abbigliamento di forte impronta nautica, sicuramente adatto per chi ha la passione del mare e della barca, ma che si adatta anche in città». In vetrina, le polo realizzate in cotone high tech Uv select, tessuto innovativo che seleziona i raggi solari: quelli dannosi vengono bloccati dal filato, gli abbronzanti sono filtrati attraverso il tessuto. Insomma: si sta coperti, e si prende la tintarella. Senza contare la rivoluzione della maglietta al ginseng, con proprietà energizzanti che si trasmettono all’organismo impegnato nella prestazione sportiva... Originalità, comunque, unita alla programmazione rigorosa e a oculati investimenti che hanno fatto di Slam una realtà industriale in espansione. Fa piacere, di questi tempi, «dire qualcosa di genovese» che naviga col vento in poppa.