Veleni e insulti nell’Udeur Lasciano Satta e Barbato

Lasciano l’Udeur il vicesegretario nazionale Antonio Satta, il capogruppo al Senato Tommaso Barbato e i segretari provinciali di Perugia e Terni. Satta, che annuncia di aver fondato il movimento «Popolari autonomisti sardi», ufficializza le sue dimissioni con una lettera a Clemente Martella nella quale ricorda di essere stato «corretto, leale e amico vero, soprattutto nei momenti più difficili, pur essendo stato escluso dalle decisioni più importanti e più determinanti per il futuro di un partito nel quale ho sempre fortemente creduto». E lamenta che il suo ruolo di vice segretario altro non era che una «patacca, seppure di sicura immagine, ma pur sempre una patacca».
Barbato, che dovrebbe trovare un posto nelle liste dell’Mpa di Raffaele Lombardo, parla di decisione «dolorosa». Il motivo della sua scelta, spiega, è nella «assoluta mancanza di un progetto politico». E per giustificarsi chiama in causa Mastella: «L’Udeur di fatto è stato sciolto dal segretario nazionale allorquando venerdì sera ci ha lasciati liberi di organizzarci».
Mastella reagisce con una nota ufficiale del partito che riserva ai transfughi parole sprezzanti: «Barbato ha deciso di veleggiare verso altri lidi, dice lui, per fare politica. Francamente di questa sua nascosta dote, nessuno si è mai accorto». Barbato, Satta e gli altri, prosegue la nota, «farebbero bene a ringraziare il segretario Mastella, senza il quale non sarebbero mai entrati in Parlamento. Lui, come i suoi colleghi di fuga, sicuramente erano nessuno e, dopo questa breve stagione politica, torneranno a essere nessuno». Controreplica di Satta: «Non ho mai pensato di esser qualcuno, ma sono una persona che ha operato con assoluta coerenza e dignità morale».