Veleni sul Sismi: «Pollari resta al suo posto»

Gian Marco Chiocci

da Roma

Il Sismi dietro lo spionaggio dei politici? L’ultima accusa lanciata da Repubblica ha provocato la durissima reazione del direttore degli 007 militari, Nicolò Pollari. Stanco dell’ennesimo attacco ha presentato le dimissioni, subito respinte dal governo. Non sazio delle brutte figure rimediate nell’inchiesta giornalistica più smentita del pianeta (il filone italiano del Nigergate) il giornale di Ezio Mauro è tornato a prendersela con l’odiato Sismi, vera e propria ossessione da tre anni a questa parte. Ieri il quotidiano ha imbastito uno dei soliti paginoni costruiti sulla proprietà transitiva del Tizio conosce Caio quindi è complice di Sempronio che ha rapporti con Cesare, che è legato ad Augusto, vicinissimo a Mario, non distante da Massimo. Nel caso di specie, i sottufficiali spioni arrestati per controllare Marrazzo e la Mussolini sarebbero riconducibili - scrive Repubblica - ai vertici dell’«ufficio I» della Guardia di finanza, guidato da un vecchio collega dell’attuale direttore del Sismi che alle sue dipendenze avrebbe un funzionario «di cui molti hanno timore a pronunciarne anche solo il nome» (fra questi c’è anche Repubblica), guarda caso amico di un alto dirigente Telecom indagato - come scriveva la stessa Repubblica due giorni addietro - in tutt’altra inchiesta e per tutt’altri fatti. Questo per dire, e titolare a tutta pagina: «I marescialli e il supermanager, l’ombra del Sismi sullo scandalo», «Milano-Roma via Novara, il triangolo delle zozzerie».
Di fronte «all’ennesima ricostruzione - ha esordito Pollari - basata su sillogismi e deduzioni», di buon mattino il direttore dei Servizi militari ha prima telefonato al presidente del Copaco, Enzo Bianco, per chiedere di essere ascoltato dal Comitato parlamentare di controllo sui Servizi, quindi ha convocato i suoi più stretti collaboratori per importanti comunicazioni: «Sono tre anni che ci attaccano senza sosta e senza rispetto per le istituzioni - ha detto -. Quest’ultimo articolo è folle, vergognoso, destituito del pur minimo fondamento. Ora basta. Me ne vado. Mi dimetto, lo faccio anche per il governo, non voglio essere più un problema». Detto, fatto. Pollari si è presentato a Palazzo Chigi per rassegnare il mandato che il sigillo di un comunicato ufficiale a nome del governo ha rispedito al mittente: «A fronte di reiterate iniziative stampa volte a trasferire sul piano istituzionale momenti di confronto politico, il direttore del Sismi ha immediatamente chiesto un incontro al presidente del Consiglio al quale ha manifestato con grande responsabilità e grande senso del dovere e dello Stato l’intenzione - si legge in una nota - di mettere a disposizione dello stesso l’incarico affidatogli. Il presidente del Consiglio dei ministri, dando atto al direttore del Sismi dell’alta e forte sensibilità istituzionale, gli ha confermato, a nome di tutto il governo, piena ed incondizionata fiducia, sottolineando la stima e la gratitudine che l’intero Paese gli deve per la meritoria opera svolta nell’interesse dello Stato e delle istituzioni democratiche. Lo ha perciò invitato con fermezza a continuare nella sua importante missione con lo stesso spirito istituzionale con cui l’ha sempre svolta - conclude la nota - e senza curarsi dei tentativi messi in atto con evidenti fini strumentali».
Da destra a sinistra, come ai tempi del Nigergate, si fa a gara a stigmatizzare la maniacale insistenza di Repubblica nel vedere i cattivi del Sismi dietro ogni porcheria nazionale. Maurizio Gasparri, di An, non è tenero con il quotidiano di Mauro e con i suoi cronisti (che prossimamente daranno alla luce addirittura un libro sull’operato oscuro del Sismi): «Il generale Pollari gode di una stima e di una fiducia trenta volte superiore a quella di cui godono coloro che lo coinvolgono in maniera pretestuosa in vicende che non lo riguardano - osserva Gasparri - e il Copaco ha più volte biasimato all’unanimità, e sottolineo all’unanimità, talune ricostruzioni che riguardavano il generale Pollari e ha espresso stima e apprezzamento nei suoi confronti. Se dunque il comitato è stato unanime su vicende serie - conclude - ancora di più lo sarà su questa spazzatura». Se Luigi Malabarba, senatore di Rifondazione comunista, parla di «illazioni» è il segretario dei Ds, Piero Fassino, a stroncare sul nascere lo scenario di Repubblica. «Credo che Pollari abbia compiuto un atto di sensibilità e che sia altrettando giusto che queste dimissioni siano state respinte. Nessuno di noi confonde l’atteggiamento infedele e illegale di qualche appartenente ai corpi dello Stato con la fedeltà e la lealtà dei corpi dello Stato». E chi vuol intendere, per la proprietà transitiva, intenda.
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it