Veleni sul treno dello schianto: catastrofe sfiorata

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da Trento

Una catastrofe ambientale. Evitata dalle temperature fredde che non hanno permesso al carico di sostanze nocive di diffondersi nell’ambiente. Ecco cosa avrebbe potuto provocare l’incidente in cui l’altro ieri mattina a Trento sono rimasti coinvolti due treni merci e che è costato la vita a due macchinisti. «All’interno di un convoglio era stoccato un pericoloso rifiuto chimico (4 cisterne da 25 tonnellate l'una, di cui una sola è esplosa nell'impatto rilasciando sui rottami e sul terreno il suo contenuto, ndr), il metilene difenil isocianato, molto simile alla sostanza che nel 1984 ha provocato a Bhopal in India 20mila morti», ha ammesso ieri Guido Bertolaso, commissario straordinario della Protezione civile.
«Dopo avere estratto i corpi dei due poveri macchinisti rimasti uccisi nell'incidente - ha spiegato Bertolaso - i tecnici dell'Apat hanno notato la fuoriuscita, da uno dei vagoni di una sostanza gelatinosa biancastra. All'inizio si è pensato si trattasse del latte contenuto in un altro vagone. Poi i tecnici hanno provveduto ad analizzare la sostanza e l'hanno riconosciuta per quello che effettivamente era. Quel che è ancora più sconcertante è che nella cisterna seguente era contenuto dell'alcol etilico e se non c'è stato il botto è stato solo per quello stellone che più di una volta ci ha protetto in casi analoghi».
E così, ora, fioccano le polemiche. Le Ferrovie prendono le distanze. Autoscagionandosi: «Il treno contenente sostanze pericolose non appartiene a Trenitalia ma a un'altra impresa privata di trasporto ferroviario merci», precisa un comunicato. In cui si aggiunge che «riguardo la sicurezza del trasporto di merci pericolose la società di trasporto del Gruppo Ferrovie dello Stato assicura da sempre, da prima della partenza fino alla consegna delle merci, il rispetto dei controlli previsti dal Rid (il Regolamento internazionale delle Merci pericolose per ferrovia), tra cui anche la verifica dell'ammissibilità al trasporto delle merci presentate dal cliente e tutti i controlli previsti, compresa la presenza sul treno dell'eventuale documentazione prescritta»
Intanto ad Avio, una piccola ma efficientissima «task force» supertecnologica, l’Nbcr dei vigili del fuoco continua a lavorare per mettere in sicurezza l’area. Arrivano da Mestre e sono specializzati proprio per far fronte a pericoli di inquinamento. Un'équipe unica nel suo genere in Europa, istituita in Veneto dall'aprile 2003, e composta da medici e infermieri appositamente addestrati e dotati di ultramoderne tute protettive e sistemi di comunicazione satellitari, un «ospedale da campo» di primo intervento con 8 posti letto sotto una struttura gonfiabile in poco di più un minuto; docce di decontaminazione; attrezzature medicali, medicinali e antidoti. La sigla Nbcr sta per Nucleare, Batteriologico, Chimico, Radiologico.
«Trasportiamo migliaia di tonnellate di sostanze chimiche pericolose senza conoscerne le caratteristiche e i rischi tanto che, in caso di incidente, occorrono molte ore per conoscere i pericoli per la popolazione e l’ambiente», denunciano nel frattempo i delegati dell’Assemblea nazionale dei ferrovieri. È paradossale poi - continuano i delegati di base - che pure dove esistono programmi di emergenza, gli stessi macchinisti e i capitreno non ne sappiano nulla».
La linea dovrebbe essere riattivata domani.