«VELISTI PER CASO» CAMBIA REGISTRO

Forse stanchi di sentirsi rinfacciare da anni l'invidiabile condizione di «turisti a scrocco», Syusy Bladi e Patrizio Roversi sembrano voler dare un tocco più impegnativo e meno scanzonato ai loro reportage. L'altra sera, ad esempio, pur fedeli alla condizione di viaggiatori separati, si sono divisi due compiti non proprio leggeri (Velisti per caso, domenica su Raitre, ore 21). Lei è andata in Cambogia dove ha incrociato gli effetti nefasti delle mine antiuomo, uomini e donne e bambini visibilmente martoriati dall'antica furia assassina di Pol Pot. Lui, girando per il Vietnam, non ha potuto fare a meno di visitare il museo che raccoglie, a futura memoria, testimonianze visive impressionanti di una guerra che è peraltro impossibile dimenticare pur essendo passati più di trent'anni. Non capita spesso di associare i diari di viaggio della coppia Roversi-Bladi a immagini dure e racconti toccanti, e non si sa ancora se questo è stato un excursus una tantum oppure il primo passo di un nuovo corso. Resta il fatto che di un cambiamento di registro questi viaggi avevano certo bisogno, magari non necessariamente ansiogeno come in questo caso, ma comunque capace di rivitalizzare un tran tran che si stava facendo stucchevole. A Patrizio Roversi e Syusy Bladi va riconosciuto il merito di aver movimentato, almeno per un certo periodo, il modo tradizionale di raccontare un viaggio. Non tanto sotto il profilo del metodo (hanno sempre cercato di accreditare l'immagine del «turista fai da te» pur assomigliando troppo a una tradizionale coppia borghese con i piedi al caldo e qualche velleità di dedicarsi a diversivi socialmente utili) ma sul versante dello stile. L'idea di dividersi i compiti, di offrire il punto di vista maschile e femminile nel raccontare le loro avventure, il taglio ironico, il modo affabile di porgersi lontano anni luce dalla ricorrente prosopopea dei documentaristi di professione, tutto questo li ha posti all'attenzione del pubblico. Poi, come spesso succede con il trascorrere degli anni, il peso dell'abitudine ha fatto emergere anche i difetti: la tendenza a «piacersi», la mania di associare il progresso al consumismo e di farlo continuamente rimarcare, il vezzo un po' provinciale di far salotto con qualche vip che si infila periodicamente nella loro barca. Per tutti questi motivi l'attuale stagione di Velisti per caso pare importante per capire cosa ci si può aspettare ancora dai due viaggiatori bolognesi. Per prima cosa, se ci sarà un ulteriore seguito, occorrerebbe comunque cambiare il titolo della trasmissione. Che siano turisti o velisti «per caso» non lo crede ormai più nessuno. I loro viaggi sono invece un significativo esempio di organizzazione scaltra e metodica, puntuale negli anni.