Veltroni accende Tele-Walter

La battuta alla festa dell'Unità: "Una rete c'è, ma si chiama 'Nessuno tv', un nome che non va"

Roma - Il primo annuncio è arrivato quasi a sorpresa, dal palco della festa di Bologna, domenica, quando Walter Veltroni, intervistato da Gianni Riotta ha detto: «Spero che il Partito democratico possa avere una tv che vada sul satellite per parlare ai cittadini».

Il direttore del Tg1 non si è incuriosito, e nel dibattito il leader designato è passato ad altro, non prima di aver annunciato che due quotidiani gli paiono troppi (uno - Europa- verrà «riconvertito» a settimanale) e che ci vuole «un grande portale di informazionevia internet». Manella stessa notte, da un’altra festa, a Modena,senzaagenzie dice di più. Intervistato da Monica Maggioni cesella una battuta che strappa la risata e l’applauso alla sterminata folla di militanti (rivelando l’attenzione della base al tema). Veltroni aveva appena ripetuto l’ennesima volta che la malattia congenitadella sinistraèil «tafazzismo», e interrogato dalla Maggioni parla di quel canale che da tempo gli frulla per la testa: «Sì è vero,una tv c’è già. Ma si chiama Nessuno Tv, è... La prima cosa da fare dovrebbe essere ribattezzarla in un altro modo, chessò... Tantagente tv!» (Risate).

In tempo reale un tam tam riporta la notizia a Bologna, dove è acquartierato Claudio Caprara, che dell’attuale canale di area (quello dal nome «sfigato», per intenderci) è il nume, il patron, il manager, ma soprattutto il proprietario. La storia della tv della Quercia, infatti è breve, ma già corposa. Nasce per intuizione dello stesso Caprara nel 2003, sotto le insegnedi Iride, canale-evento approntato per coprire con la diretta festa dell’Unità e congressodi partito.Sembra l’embrione di un progetto, e Roberto Cuillo (portavoce del leader) aveva rivelato a L’espresso l’idea di costruire una competitiva. Poi Fassino si era disinteressato del «giocattolo», perché, come ricorda Caprara, «aveva in mente le esperienze con i media di partito che per il Pci prima e il Pds poi,da Paese sera a L’Ora, erano state bagni di sangue economici ». Insomma Fassino, in principio, non crede che si possa fare. Così Caprara (ex lothar dalemiano a Palazzo Chigi) si sgancia, prende la maggioranza, trova nuovi soci e soldi.

Nel 2005 altre quote vanno a un produttore di area (Claudio Pellegrini) e un altro editore del clan dalemiano, Luciano Consoli (lo stesso che aveva accompagnato Indro Montanelli ne de La Voce), la tv viene ribattezzata Nessuno da Pellegrini (che però un anno dopo si disimpegna). Si aggiungono altri soci minoritari, Caprara resta allaguida di tutto.

Con che soldi? Il problema è risolto con una alzata d’ingegno che la legge sulla stampa di partito all’epoca consentiva. Si costituisce un movimento virtuale - Ulisse - composto in realtà da due parlamentari d’area, il margheritino Luigi Zanda e il senatore Ds Franco Debenedetti. Ulisse, prima di dissolversi, drena milioni di euro nelle casse di Nessuno milioni di euro. Dopo il congresso di Firenze succede un putiferio quando Pierluigi Diaco rivela al Corriere della Sera l’intenzione di mettersi alla guida del progetto, con la benedizione di Fassino (e di sua moglie Anna, grande estimatrice del Dj). Caprara e i suoi soci fanno muro, Diaco deve mollare. Il blogger Mario Adinolfi (star di Nessuno) diventa vicedirettore del canale (e poi si candida contro Veltroni!). Il Pd negli studi di via Ostiense c’è già. Però scarseggiano i quattrini. Perché le modifiche alla legge impongono il collegamento a un gruppo parlamentare. Ma il Pd ha già due quotidiani organi di partito da finanziare (e un solo gruppo). Ecosì la sopravvivenza del canale (che fattura 6.5 milioni di euro!) è legata alla fine della legislatura. Dopo il successo del Canale delle Libertà, un boccone così ghiotto non sfugge a un massmediologo come Veltroni? Prima c’è un abboccamento tra Caprara e Walter Verini (l’uomo-ombra del sindaco, che si informa). Poi la risposta alla Maggioni che chiede. «È un progetto concreto? ».E Veltroni: «Per ora è soprattutto un’idea. «Mi piacerebbe formare un gruppo in grado di raccontare il nostro progetto e diventare anche un luogo di partecipazione». Caprara è disposto a sacrificare il nome volentieri: «A patto di trovare - dice - fondi per investimenti edinonpassare dalla formula della Tv di area a quella di... “organo di partito”. In quel caso io non ci sto». Diceva Veltroni. «Dev’essere una tv di informazione, una tv vera». Perfetto. Manca solo una Brambilla.