Da Veltroni ai russi, lamento per i Trascurati che nessuno si fila

I TRASCURATI Alle 11 si ha ancora tutti l’occhio appallato: ovviamente la colpa è della festa di minimum fax. Ci sveglia un fruscio sospetto verso l’una, il primo battaglione dell’esercito dei Trascurati: è la Rete dei Redattori Precari. Attaccano post it di protesta sui volumi dello stand Rcs: «LIBRO D.O.P. Denominazione di Origine Precaria», «LIBRO3x2. Fatto da tre redattori al costo di due». Han mancato Veltroni di mezz’ora. Peccato, perché loro di certo non lo avrebbero Trascurato e invece la firma copie va deserta e chi c’è, lo Trascura apposta, aspettando la Avallone: «Così struccato non lo voglio vedere, ché è brutto e dimostra dieci anni di più. Invece ’sta ragazza mi sembra sveglia e carina, l’ho vista in tv, veniamo dopo».
PEGGIO UN OVAL OGGI Chi frequenta il Salone lo sa: alle 13 del sabato scatta il tempo delle coppie, delle famiglie e dei bookaholic. Il pubblico che gli editori idolatrano: mette mano al portafogli e orecchio alle presentazioni. Le 13 sono scoccate da un pezzo. S’è fatto anche il ruttino. Ma i corridoi dei padiglioni un, due, tre restano semivuoti, gli stand alzano meno copie dei due giorni passati, piccoli e medi editori si sentono Trascurati. Tutta colpa dell’Oval, il nuovo colosso a chilometrica distanza: «Chi va fin là poi resta là, specie se porta carrozzine o figli in età prescolare». All’Oval appena entri è un mondo under 14, nursery compresa, si canta, si scrive, si ascoltano gli autori (che qui sono più pop, senza camicia, trucco e spocchia, letteratura nu jeans e na maglietta). Si mette il fermo al passeggino e si manda Sommamente Trascurata per il terzo giorno la mostra «L’Italia dei libri», che è sempre lì ma cinque metri più avanti. «La mattina arrivano le classi, deportate dai docenti. Ma al pomeriggio è il vuoto», confessa una giovanissima standista nei pressi. E chi per caso si ferma a guardare l’immensa distesa di pannelli è del tutto Trascurato: «Mi sono imparata qualcosina io, così quando vengono a chiedere se c’è un foglietto con la spiega almeno non li mando via» continua la fanciulla artista di arrangio. In realtà un plico c’è: le fotocopie con le interminabili «liste» dei libri dei 150 anni. Titoli su titoli senza un commento, una frase, un rigo appena. E alle 14, alle 15, alle 17 la mostra è ormai solo un ostacolo da scavalcare per arrivare agli appuntamenti della Sala Oval in fondo all’Oval. Molto in fondo.
PUNTO VERDE Mica vuol dire Eco, tema Trascuratissimo, tanto che Greenpeace distribuisce la «lista» degli editori amici delle foreste e tra gli «irresponsabili, non disponibili e disinteressati» ci sono insospettabili: Castelvecchi, Sellerio, Newton Compton, Manifesto Libri, Gambero Rosso, Paoline, Editrice Vaticana. Il Green Point è invece il Triangolo delle Bermude che inghiotte centinaia di visitatori fin dal mattino in una coda fantozziana per procurarsi l’accredito agli incontri più ambiti. Se non hai il magico cartoncino un Fo, una Littizzetto, un Odifreddi, un Sepúlveda, uno Scalfari, un Eco te li scordi, non conti niente, altro che Trascurato. Ti toccano i saldi agli Spazi Autori o al Caffé Letterario, dove metà del pubblico rimane in piedi e l’altra metà regge in braccio tonnellate di sacchetti. «Scusa, ma non abbiamo già fatto il biglietto all’ingresso? Adesso mi sentono». «Lascia perdere, vieni via, Eco c’è anche dopo allo stand». «Sì ma lì mica parla». «E va beh, te lo guardi un po’ mentre firma, no?».
PAESE CHE INVITI Ospite la Russia, special guest la Palestina, spazio eccezionale alla Romania. Quando inviti a casa troppa gente, poi rischi che la Trascuri. I ragazzi con l’accento russo non ti sanno dire qual è la Sala Russia: «Qvesta». «No, questo è lo stand, io cerco la Sala, dove presentate i vostri scrittori». «Gvardi la pianta». «Sulla pianta non c’è». «Allora provi lì dietro, ogni tanto ci va gente che parla». E se vai lì dietro c’è uno scalone rosso su cui ti devi arrampicare che sembra lo scivolo dell’aquafan destinato giocoforza ad astanti under 50. Lo stand della Palestina è sempre vuoto che mette tristezza. I romeni fanno tenerezza, ché parlano in piedi come le ex delegazioni sovietiche, son più numerosi di chi li ascolta e hanno certi gruppuscoli di fan accaniti che coniano slogan: «In questo Salone moscio che puoi farne a meno, meglio un romeno».
STRONCATURA DEL GIORNO Sala Gialla, ore 12,40, Gianni Vattimo a Piergiorgio Odifreddi, presentazione di Caro Papa ti scrivo (Mondadori): «La mia obiezione al libro di Odifreddi è che mi è sembrato troppo papale (papale) nello smentire il Papa. Nel suo scientismo sospetto la stessa pretesa di universalismo del Papa. Una volta ero a Bra e stavo parlando male di lui e a un certo punto uno dal pubblico mi grida “La smette di parlare male di mio cugino?”».