Veltroni apre al governo istituzionale

nostro inviato

a Bologna

Due bagni di folla oceanici, dalla Festa dell’Unità di Bologna a quella di Modena. Ma anche a Pesaro e a Ravenna. Walter Veltroni si presenta per il suo tour de force da leader nell’appuntamento più importante dell’estate con due interviste pubbliche, la prima di Gianni Riotta, la seconda di Monica Maggioni. E completando la sua piattaforma politica e ideale, prospettando per la prima volta l’idea di un nuovo progetto mediatico del Partito democratico, con al primo posto un nuovo canale satellitare. Poi lascia aperto uno spiraglio alla possibilità di un governo elettorale, in caso di crisi del governo Prodi che farà esultare Massimo D’Alema, e che sicuramente farà anche arrabbiare i prodiani di ferro all’Arturo Parisi e Rosy Bindi. «Mi hanno chiesto: “Andrebbe a Palazzo Chigi?” - dice -. Per quel che mi riguarda escludo nella maniera più categorica che io possa andarci senza nuove elezioni». Sembrerebbe insomma, quella famosa rassicurazione a cui gli attuali inquilini di Palazzo Chigi tengono tanto, la smentita più categorica degli articoli con cui il Corriere della Sera ipotizzava un «governetto Veltroni». Ma subito dopo, Veltroni disegna un altro scenario: «Escludo di poter andare a Palazzo Chigi senza essere candidato, ma se il presidente della Repubblica si trovasse di fronte a una crisi, ha il dovere di verificare se ci sono le condizioni per andare a votare con questa legge elettorale». Traduzione: nell’eventualità che il governo di centrosinistra cadesse, ci può essere spazio per un altro governo, magari istituzionale (Franco Marini si sarà guardato allo specchio) con un unico obiettivo, quello di trovare una maggioranza per modificare la riforma Calderoli.
Ma questa non è l’unica sorpresa: Veltroni a Bologna parla dei problemi della sicurezza sposando «la linea Cofferati», concede anche una grande apertura al centrodestra e censura apertamente l’antiberlusconismo di una parte della sinistra: «Vorrei un confronto programmatico aspro sui temi della politica, ma non vorrei mai che ci fosse un grottesco conflitto con il centrodestra». Una pausa. Una domanda retorica che prepara la frase forte: «Posso dirlo? Abbiamo vissuto per dodici anni con l’incubo del capo dell’opposizione (Silvio Berlusconi, ndr) nella testa. Io vorrei che ne uscissimo, mi piacerebbe uno schieramento che rifiuta l’idea di demonizzare l’avversario. Magari anche quando demonizza noi». E ancora: «Mi piacerebbe che i due schieramenti concorressero a fare delle cose importanti, la riduzione dei deputati, la modifica dei regolamenti parlamentari, il passaggio a un sistema monocamerale».
Certo, nell’intervista con Riotta, ci sono anche dei passaggi curiosi. Quando il direttore del Tg1 dice che sotto la tenda della Festa dell’Unità si sente «a casa sua», oppure quando viene fuori una domanda per cui la platea rumoreggia («lei quali genomi del Pci porterebbe nel nuovo partito?»). Il sindaco di Roma evita accuratamente di ripetere sia la parola «Pci» che la parola «comunista», e risponde: «Tra i genomi del passato, ne recupererei uno, la politica è una cosa seria». Quanto alla questione scottante dei lavavetri Veltroni dice: «La sicurezza è il primo problema di cui si parla nelle case degli italiani, non è né un problema di destra né di sinistra». Poi, un divertente lapsus: «La destra su questo ha una linea di repressione la sinistra... (aggiunge in corner) estrema dice risolviamo il problema socialmente. Noi - conclude Veltroni - siamo l’unica garanzia che in ogni giorno e in ogni momento si può garantire la sicurezza». Infine, forse da ex responsabile Comunicazione, annuncia che vuole riorganizzare la presenza nei media del Pd: «Abbiamo due quotidiani, forse uno è di troppo e può essere usato per fare un’altra cosa. E poi penso a nuove forme di comunicazione: un grande portale sulla rete del Pd e poi bisognerà avere una rete televisiva che sta sul satellite e fa comunicazione ad alto livello».