Veltroni attacca: "Autunno della democrazia"

Il leader Pd torna ad
attaccare il governo parlando di crisi della democrazia: "Questa destra ha
atteggiamenti intollerabili". Poi accusa il premier Berlusconi: "Non vogliamo imbracciare la teoria del regime, ma nel nostro Paese si stanno allentando le garanzie"

Roma - Silvio Berlusconi dice cose "palesemente non vere", la maggioranza ha atteggiamenti "intollerabili". Walter Veltroni, parlando alla direzione del Pd, torna ad attaccare il presidente del Consiglio: "Questa destra ha atteggiamenti intollerabili".

La "responsabilità" dei democratici "La situazione attuale è questa: un’opposizione iper-responsabile che ha in mente l’interesse del Paese e un capo del Governo che annuncia spot e si contrappone, come è accaduto nella vicenda Alitalia". Veltroni torna sulle sue recenti denunce di una "crisi della democrazia" affermando che "il Governo ha un atteggiamento intollerabile". "Il capo del Governo - ha affermato il segretario del Pd - dice semplicemente cose non vere. Guardate la vicenda dell’elicottero: ha detto che lo ha preso per controllare dall’alto i campi rom, e tutti sanno che non è così, lui stesso lo sa. Non è andato a Milano con le carte sottobraccio nè all’Onu ma da un’altra parte. Guardate - ha insistito Veltroni - ha anche detto che non è vero che ha insultato il capo dell’opposizione, e noi ieri abbiamo tirato fuori tutte le sue dichiarazioni di insulto". Secondo Veltroni, "la vicenda Alitalia è il paradigma di questo paese. C’era un governo che aveva mandato a sbattere la soluzione possibile, e un’opposizione che non condivideva questo esito, ma che pure si è adoperata per il successo di questa soluzione. Ha informato il Governo e il giorno dopo il presidente del Consiglio dei Ministri anzichè ringraziare, o anche non dire nulla, dice quelle cose che tutti abbiamo sentito".

Il teorema del regime "Il Pd non intende imbracciare la teoria del regime ma sta di fatto che nel nostro Paese si stanno «allentando le garanzie", incalza Veltroni ribadendo che le sue recenti denunce su un possibile "autunno della democrazia" sono "lo sviluppo di quanto ho detto al Lingotto" nella primavera del 2007. Veltroni dice di essere "sinceramente preoccupato per l’Italia e per l’occidente" perché, quando in passato si sono aperte crisi sociali di queste dimensioni, "si sono prodotti arroccamento e una risposta totalitaria". "Ogni volta - aggiunge l'ex sindaco di Roma - che si sono intrecciate la crisi sociale e la crisi dei meccanismi di decisione la società ha conosciuto le sue tenebre". "Non sto dicendo - continua il segretario del Pd - che ci sarà un colpo di Stato, con Valerio Borghese o il colonnello Tejero; dico però che ti volti e la società non è più la stessa e si sono affievolite le garanzie. Noi non siamo per imbracciare il teorema del regime; non temo il regime, ma la situazione italiana è peculiare perchè ha una destra populista".

Un'opposizione moderna "Dopo la fase esaltante che dal Lingotto ci ha portato alle elezioni e la fase post elettorale molto difficile personalmente anche per me, ora dopo le feste del Pd siamo in una terza fase dove la nostra gente ci chiede unità e che sono convinto ci porterà il 25 ottobre ad una positiva e moderna manifestazione di opposizione per l’alternativa". Veltroni descrive così l’evoluzione dell’ultimo anno del Partito Democratico: "Noi siamo dei perfezionisti della vita democratica - ha spiegato Veltroni - e questo pluralismo è un bene e credo che non esista partito al mondo con una vita così articolata. È importante però che la discussione sia un mezzo e non un fine, finalizzata ad accrescere le potenzialità di comprensione della società e anche generatore di consenso". Il leader del Pd è ottimista anche sul processo di costruzione del partito che "non è ancora compiuto ma penso che tra qualche mese l’intreccio delle nostre culture, che sono anche poteri, sarà completato" e facendo un parallelo con il Pdl, Veltroni evidenzia che non ha "gli strumenti che ha Berlusconi per tenere insieme due partiti ma tra noi esiste il senso di responsabilità che ci fa capire quando si arriva a un punto che può far male all’identità collettiva".