Veltroni: in autunno in piazza contro il governo Il Cavaliere: "A Roma una voragine, se ne vada"

Il leader del Pd: &quot;Il premier fa solo i suoi interessi, non quelli del Paese&quot;. La replica da Bruxelles: &quot;Incapace, chi ha lasciato quei conti non può governare&quot;. <a href="/a.pic1?ID=270557" target="_blank"><strong>Pd, eletta da direzione: sono in 120</strong></a>. Parisi non entra e guida la fronda. <a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani" target="_blank"><strong>L'autunno caldo di Walter: dì la tua</strong></a><br />

Roma - "L’onorevole Berlusconi è incapace di separare l’interesse personale da quello del paese". È l’attacco di Walter Veltroni al premier l'inizio della relazione all’assemblea del Pd. Il segretario va subito sull’attualità, sull’interruzione del dialogo tra maggioranza e opposizione seguito a quella che il Pd ha giudicato come "una sequenza di strappi" che Veltroni elenca così: "Le intercettazioni, la ricusazione dei giudici, la riproposizione del Lodo Schifani, gli emendamenti ’salva-premier’. Ecco, tutto indica che ci risiamo. Lo strappo che è stato consumato dall’onorevole Berlusconi sul decreto sicurezza chiude l’occasione del dialogo forse definitivamente - scandisce Veltroni -, ma nessuno si illuda che torneremo con loro nel passato. Noi continueremo con il nostro modo civile di fare opposizione".

La replica di Berlusconi "Veltroni si preoccupi delle notizie terrificante sui conti di Roma che vanno sotto la sua responsabilità. Su questo chiederemo a un istituto internazionale una completa due diligence. Se sono confermate le notizie si tratterà di una bancarotta e gli amministratori di Roma saranno dei falliti che non potranno continuare a governare". Arriva nel pomeriggio da Bruxelles la risposta del premier Silvio Berlusconi agli attacchi di Veltroni: "Questa emergenza mi ha stranito. In tutte le città d’Europa non esistono conti così drammatici. Chi ha provocato questa situazione non si può riproporre come leader e il fatto che lo faccia ha dell’incredibile". Silvio Berlusconi torna a parlare dei conti della Capitale e risponde per rimarcare la speranza che "quel che appare non sia vero". Se invece questi conti saranno confermati "non sapremo come ripianarli. È una cosa che lascia tutti sbalorditi. È un fatto allucinante". Poi parla dell'opposizione: "Veramente non c’è mai stata una luna di miele in parlamento con l’opposizione. Ci sono state anzi forme di contrasto dure e direi anche eccessive. Noi siamo aperti nei confronti di tutti, io sono il presidente del Consiglio di tutti gli italiani. Sono stati anche accusato dai miei di prestare più attenzione alle amministrazioni di sinistra piuttosto che a quelle governate dal Pdl. E forse questo è anche vero, ma da parte mia c’è sempre la totale apertura nei confronti di chiunque".

No ritorni al passato "Faremo un’opposizione intransigente contro il ritorno di conflitti istituzionali e leggi ad personam" prosegue Veltroni. "All’indomani della sconfitta elettorale noi abbiamo messo in campo un’opposizione coerente con la natura del Pd che si candida a governare il Paese e ad aprire un ciclo di innovazione non torneremo agli errori del passato". E anche se il governo ha strappato il dialogo con l’opposizione il Pd non si farà " trascinare al massimalismo e all’antiberlusconismo. Nessuno si illuda tra gli avversari - ha detto Veltroni - non torneremo nel passato. Non torneremo ai vizi antichi o ci giocheremo la possibilità di tornare al governo". Questi vizi, secondo il segretario del Pd, sono "il connubio tra massimalismo e antiberlusconismo" che è stato bocciato dall’elettorato. Tra gli errori il segretario individua anche "le divisioni".

La lettera di Berlusconi "La lettera che il presidente del Consiglio ha inviato lunedì scorso al presidente del Senato è uno spartiacque che rischia di segnare negativamente l’intera legislatura" scandisce Veltroni all’assemblea del Pd. Il segretario incalza dicendo che "con quella missiva l’onorevole Berlusconi ha assunto la paternità politica di un emendamento al decreto sulla sicurezza che stravolge il senso del provvedimento all’esame del Senato, colpisce il ruolo di garanzia del capo dello Stato, strappa la delicatissima tela del dialogo istituzionale con l’opposizione".

Autunno in piazza "Non ci siamo, onorevole Berlusconi. Oggi siamo noi a dirlo, in autunno sarà una larga parte degli italiani che noi chiameremo a raccolta per un’azione di protesta e di proposta in tutto il Paese e culminerà con una grande manifestazione nazionale". Il Pd cambia linea nell’opposizione e il segretario Walter Veltroni annuncia dal palco dell’assemblea nazionale la prima manifestazione di protesta. "Il governo - ha affermato Veltroni - è in piena fisiologica luna di miele ma in una democrazia matura la prova dei fatti arriverà più presto del previsto, basta vedere cosa è successo a Sarkozy in Francia". La prova dei fatti per Veltroni "arriverà in autunno e sui temi economici sui quali già noi esprimiamo un giudizio severo per l’assenza nella manovra di un intervento sulla questione salariale e sugli interventi per la riduzione della spesa pubblica".

Italia nave guidata dal cuoco "L’Italia assomiglia alla nave descritta da Kiergaard, e cioè non guidata dal capitano ma dal cuoco, che non indica la rotta ma ciò che si mangia". attacca ancora il Pdl, veltroni. "La destra - ha detto - sceglie la chiave del populismo, cavalca le paure e solletica l’arbitrio personale, alza muri, invoca dazi e barriere. Preferisce fare facili promesse, rassicuranti forse nell’immediato, in grado di esorcizzare lì per lì la paura, ma non di sciogliere davvero i nodi che ne sono all’origine. Viene in mente la famosa nave di Kierkegaard: è in mano al cuoco di bordo e ciò che trasmette il megafono del comandante non è più la rotta, ma ciò che mangeremo domani. La destra non fa altro se non dire quel che le persone si vogliono sentire dire, si limita ad annunciare il menu del giorno dopo".

Apertura a Casini "Noi auspichiamo di poter lavorare insieme non solo per coordinare le opposizioni in parlamento, ma anche per affermare non un bipartitismo, ma un nuovo bipolarismo fondato su chiare alleanze per il governo e non più, come l’Udc ha denunciato, su coalizioni tenute insieme solo dalla logica del nemico comune". Così Veltroni dal palco apre alla collaborazione con i centristi di Casini. "Voglio qui rassicurare Casini - afferma Veltroni - noi riconosciamo il ruolo dell’Udc e apprezziamo il coraggio con cui ha difeso la sua autonomia anche se questa si sarebbe dispiegata con più successo se non si fosse aspettato l’ultimo momento e la decisione di Berlusconi di porre fine alla Casa delle Liberta". Apertura anche ai socialisti.

Prodi presidente "Voglio essere chiaro: per me l’Unione nascondeva una contraddizione con l’idea originaria dell’Ulivo. Per me il partito democratico è l’Ulivo del ’96 che si fatto finalmente partito". È la premessa con cui il segretario torna a chiedere nel suo intervento all’assemblea del partito "a Romano Prodi di restare presidente di questa grande assemblea del popolo dei democratici". Veltroni torna a ribadire che "il governo Prodi ha realizzato risultati straordinari per il Paese" ma "il problema del governo Prodi, che ha minato alle fondamenta la credibilità, è stato il carattere frammentario e rissoso della coalizione dell’Unione".

No alle correnti personali Il segretario è preoccupatissimo per il nascere delle correnti interne. "Bisogna mescolare le culture diverse del Pd senza riprodurre le vecchie correnti dei vecchi partiti e senza che proliferino le correnti personali. Siamo un grande partito, aperto e plurale - ha sostenuto il leader Pd - dobbiamo quindi imparare a considerare una ricchezza l’inevitabile articolazione interna, farne una risorsa per il partito, sul piano delle idee, delle proposte, delle risorse umane".