Veltroni: Bassolino resti, ma innovi La replica: già fatto

nostro inviato a Napoli

Per ora l’unica concessione visibile alla «nuova stagione», alla necessità di «voltare pagina» è la sfumatura di colore dei capelli di Antonio Bassolino: un grigio argento meno azzurrato di quello visto all’ultima direzione Pd a dicembre. E il nuovo rossetto di Rosa Iervolino. A gran parte della platea affollata che accoglie Walter Veltroni alla Fiera d’Oltremare di Napoli, però, non sembra bastare. E mentre i due siedono impassibili in prima fila, l’inizio del discorso del segretario che invoca «innovazione» viene interrotto dalle contestazioni di alcuni militanti. «Voltare pagina come? Ci devi dire come!», grida uno. «Dacci una linea, affronta la carne dei problemi, le parole non bastano», urla un altro. Lui risponde paziente: «Sono proprio le parole che disegnano la linea e l’identità di un partito».
Veltroni sapeva bene che la sua prima visita a Napoli non sarebbe stata una passeggiata. E alla fine è convinto di averle cantate chiare ai suoi, con un messaggio senza appello: «Devono capire tutti che non si può uscire da qui facendo finta che non sia successo niente», confida alla fine della manifestazione. «Nulla - promette - sarà come prima». A Napoli, certo, ma anche a Roma. Perché non è solo delle beghe partenopee che Veltroni sembra averne fin sopra i capelli, anche se ha appena sancito un patto di non belligeranza col governatore: tu resti alla Regione fino al 2010, ma «ci devono essere segnali forti sulla squadra e sull’azione di innovazione. Se no ne trarremo le dovute conseguenze». Niente candidatura alle Europee («non ne abbiamo mai parlato», assicura), e - questo Veltroni non lo dice, ma se ne è parlato - basta far circolare voci di future liste «di sinistra» ma fuori dal Pd pilotate dal governatore. «Il rimpasto l’ho già fatto un anno fa», taglia corto Bassolino. Quanto alla Iervolino, Veltroni non la cita neppure di striscio, anche se pare sia stato lui ad intervenire perché sindaco e governatore venissero invitati, cosa che fino a venerdì il commissario Pd a Napoli Enrico Morando, non aveva fatto. La popolarità del sindaco è tale che c’è chi racconta che «non torna neppure a dormire a casa per timore di essere contestata».
Ma il messaggio Veltroni lo manda anche a Roma, e i destinatari sono facilmente individuabili: Massimo D’Alema, Enrico Letta (che secondo il tam tam sarebbe il futuro candidato leader su cui scommette D’Alema dopo le Europee), Francesco Rutelli. E il loro asse con l’Udc di Casini, che Veltroni attacca («Non lo capisco, qui e in troppi altri luoghi sta cercando di fare accordi con la destra invece di fare opposizione con noi») proprio mentre a Roma si svolge il seminario sulla giustizia organizzato da centristi e dalemiani. Basta con la «struttura rigida e ossessiva delle correnti», dice. E «basta, basta, basta con la storia degli ex Ds e degli ex Margherita: qui non ci devono più essere ex, ma solo militanti del Pd». Applausi fragorosi. Poi si riparte in fretta per la capitale, giurando che «nulla sarà come prima».