Veltroni: basta politica nella Rai Poi candida un consigliere nel Pd

Il segretario in pectore arruola in lista Carlo Rognoni per la corsa delle primarie

da Milano

Una settimana. Tanto sono durati i buoni propositi di Walter Veltroni sulla Rai. Il solenne proclama contro la commistione tra politica e televisione di Stato, lanciato il 16 settembre, è già un ricordo. Evaporato nel mondo delle idee. In quello della politica, il 23 settembre ha dovuto far posto alla candidatura di Carlo Rognoni, consigliere di amministrazione della Rai, alle primarie del Partito democratico.
Collegio Genova 8, nel centro della città. Lista «Democratici per Veltroni». Proprio così, per Veltroni. Ovvero al seguito del futuro segretario che ha appena lanciato una campagna per «portare la Rai fuori dal condizionamento della politica». Bel cortocircuito, no?
Il proclama, Veltroni lo aveva lanciato nel pieno delle polemiche seguite alla sostituzione, ad opera del ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, del consigliere di amministrazione della Rai Angelo Maria Petroni (nominato dal centrodestra) con l’ultraulivista-veltroniano Fabiano Fabiani. Di fronte alla rivolta del centrodestra per il ribatone in viale Mazzini e agli imbarazzi dei settori meno faziosi dell’Unione (nel 2005 Prodi aveva promesso: «Non lottizzeremo la Rai»), Walter si era smarcato da par suo. Con una classica mossa del cavallo: mi accusano di aver piazzato un fedelissimo nel Cda della tv pubblica? E io spariglio con una proposta a difesa dell’indipendenza della Rai dalla politica.
Così aveva partorito l’idea di un «segno di discontinuità» per «depoliticizzare» la tv di Stato. Proponendo di «abolire il Cda della Rai» e di sostituirlo con «un amministratore unico con competenze specifiche» scelto «dalla società esterna più quotata, tra quelle che selezionano i migliori manager sul mercato». Tutto ciò al fine di «portare la Rai fuori dal condizionamento della politica».
Certo, il Polo denunciava l’ipocrisia dell’autonomia predicata a dispetto della lottizzazione praticata. E qualche alleato di centrosinistra storceva il naso. E a un compagno di Partito democratico, Gad Lerner, «la proposta di Veltroni fa sorridere» perché «lui era segretario dei Ds quando ero direttore del Tg1 e mi ricordo bene quale fosse il rapporto tra quel partito e la Rai e in particolare il ruolo che Veltroni aveva nelle scelte di quel partito rispetto all’informazione». E Biagio Agnes, vecchio patriarca della Rai nella prima Repubblica, rammentava gli incontri col giovane Walter, responsabile comunicazione del Pci, che metteva becco negli organigrammi della televisione di Stato.
Ma questi sono dettagli. Scorie del passato. Il proclama veltroniano è proteso nel futuro. Per aprire l’era dell’indipendenza della tv dalla politica. Poi, però, passa una settimana e tra i candidati veltroniani alle primarie spunta Rognoni. Il consigliere di amministrazione della Rai da «depoliticizzare» piazzato in lista al terzo posto nella sua città.
Giornalista di lungo corso, Rognoni ha diretto Panorama, Epoca e Il Secolo XIX. Parlamentare dal ’92 per tredici anni, vicepresidente del Senato, saggista e commentatore per L’Unità, nel 2005 è stato eletto (in quota Ds) dal Parlamento in un Cda della Rai che più lottizzato non si può. Ora Veltroni lo richiama nella trincea politica. E lo candida all’assemblea costituente del Pd. Riportandolo a un ruolo da dirigente di partito in costanza di mandato da amministratore della tv pubblica.
Del resto, quanto a proclami evaporati, anche Rognoni non scherza. Ecco quello lanciato il 6 ottobre 2005 (era già in carica in Rai): l’Unione, dopo le elezioni, «sciolga il Cda, cambi subito i criteri di nomina e stacchi la spina che collega le segreterie dei partiti al servizio pubblico». Com’è noto, nulla di fatto. Il Cda è sempre al suo posto, le regole sono invariate e l’Unione si è presa di forza la maggioranza con Fabiani al posto di Petroni. Mentre Rognoni si candida nel Pd.
Davvero un bel modo di «portare la Rai fuori dal condizionamento della politica» e «staccare la spina che collega le segreterie dei partiti al servizio pubblico».
A volerlo dire con una parola sola, la prima che viene in mente è lo slogan di Beppe Grillo.
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it