Veltroni cade nel buco di bilancio

L'ex sindaco della Capitale non vuole vedere l'evidenza della bancarotta. Ma <strong><a href="/a.pic1?ID=271494">i numeri condannano il modello Walter</a></strong> che si sfoga attaccando Berlusconi: &quot;Una bufala politica, Milano sta peggio&quot;

Roma - Buonismo addio, realismo anche. E nervi a fior di pelle, tanto da perdere persino un po’ del suo proverbiale bon ton democratico: «Se c’è una materia di cui il presidente del Consiglio non dovrebbe parlare sono i buchi di bilancio, essendo un esperto in materia, con l’aumento del deficit statale di 30 miliardi tra 2001 e 2004», sibila in chiusura di incontro un Walter Veltroni più attento a spargere accuse qua e là che a confutare i numeri della Ragioneria dello Stato sulle condizioni delle casse del Comune di Roma.

Sulla graticola per le polemiche sulla sua gestione contabile del Campidoglio, ieri Veltroni per la prima volta decide di passare a difendersi. Prendendosela un po’ con tutti, tranne che con se stesso. Prima nega il buco, un po’ «invenzione», un po’ «bufala mediatica». Poi, sotto sotto, cerca di scaricare la crisi di liquidità del Campidoglio sul deficit sanitario della Regione Lazio, e siccome il governatore è l’alleato Marrazzo, prova anche a scaricare quel deficit sulla vecchia giunta Storace. Marrazzo, anzi, «ha dimezzato il deficit», precisa.

Ma, nel merito, non aggiunge nulla al dibattito, ricalcando le osservazioni già sollevate nei giorni scorsi dal suo ex assessore al Bilancio Marco Causi e distinguendosi, semmai, per il continuo puntare altrove il dito. «Il debito a Roma è cresciuto meno rispetto al dato nazionale», afferma, lanciando poi molte frecciatine velenose in direzione di Milano, che «ha un indebitamento pro capite superiore alla Capitale». E quanto alla consistenza del debito, l’ex sindaco si arrocca sulla cifra di 6,8 miliardi, contestando la «dinamica di chi spara cifre al rialzo», inserendo nel conto anche gli 1,2 miliardi di euro di aperture di credito per gli investimenti infrastrutturali. Contare anche quell’indebitamento nella cifra, secondo Veltroni, sarebbe come «calcolare nel debito nazionale, per esempio, le pensioni: avremmo un aumento del 1.000 per cento». Peccato, per il leader del Pd che si scaglia contro chi «rovina l’immagine di Roma» e gonfia ad arte le cifre «per puro attacco politico», che sommare il debito iscritto in bilancio agli stanziamenti per gli investimenti non sia un’iniziativa «malandrina» della maggioranza per screditarlo. A fare l’addizione è proprio quel dossier della Ragioneria generale dello Stato, che pure il Pd considera impeccabile: lì, a pagina 16, si legge che «il debito nominale, o per meglio dire contrattualizzato, risulta essere, a fine 2007, di 8,15 miliardi di euro». In fondo, se il Governo ha deciso di concedere una congrua anticipazione alle casse capitoline (500 milioni di euro) qualche problemino finanziario preesistente ci sarà pure stato.

Eppure tutta la querelle sui conti, per Veltroni, è solo una manovra ordita dal premier per attaccare lui, capo dell’opposizione. Finendo per «prendere in giro i cittadini, non solo quelli romani», ammonisce il leader del Pd, quasi rimarcando la sua nuova dimensione nazionale mentre tenta di difendere il suo «modello Roma». Persino la Notte Bianca, che il Campidoglio ha deciso di non replicare nel 2008, è l’occasione per rivendicare i fasti della sua gestione, con l’accusa per Alemanno e la sua giunta non di voler risparmiare, ma di «non essere in grado» di organizzarla.

Curioso che, parlando di «prese in giro» per i cittadini, Walter butti nel calderone delle «controaccuse» pure l’abolizione dell’Ici, ovviamente bollata non come misura gradita ai proprietari di prima casa, ma come mancato introito, quasi una «causa futura» delle difficoltà economiche del Campidoglio.