Veltroni in caduta libera fischiato dai socialisti

Il segretario Pd si presenta al congresso del partito che aveva
scaricato per imbarcare Di Pietro. L’ira della platea: delinquente. E annuncia al mondo: "Nel ’56 sull’Ungheria
aveva ragione il Psi&quot;. <a href="/a.pic1?ID=274212" target="_blank"><strong>Solo Bossi gli dà ragione</strong></a>: &quot;Troppo bordello&quot;

da Roma

Fischi, urla, improperi (pure un «delinquente!» strillato dalle prime file). Per Walter Veltroni sono stati minuti di passione, quelli passati ritto sul podio del congresso socialista di Montecatini, a cercare di prendere la parola tra le grida dalla platea dei delegati e quelle dalla presidenza, che cercava di riportare se non la calma almeno un minimo di fair play in sala, richiamando ai doveri di ospitalità e alla tradizione di «tolleranza» del Partito socialista.
Il pandemonio è iniziato appena il leader del Pd, colui che pochi mesi fa aveva ostinatamente negato ai Socialisti, consegnandoli alla catastrofe elettorale, l’apparentamento calorosamente concesso invece a quel forcaiolo di Antonio Di Pietro, ha fatto il suo ingresso in sala. Sapeva di andare «nella fossa dei leoni», come aveva definito lui stesso il congresso alla vigilia, rispondendo ai collaboratori che lo invitavano alla prudenza. «Non mi aspettavo certo applausi», ha ammesso uscendo un po’ provato dalla sala. «Mandaci Vannino Chiti, a dare il saluto del Pd», gli avevano suggerito i suoi, consapevoli che in casa socialista Veltroni non gode di grandi simpatie, per usare un eufemismo. E non da oggi, dopo la sanguinosa rottura pre-elettorale: fin dai tempi del Pci Veltroni si è caratterizzato come uno dei dirigenti più anti-Psi, e i socialisti hanno memoria lunga.
Ma lui ha insistito: «Ho promesso a Nencini che sarei andato e andrò». Riccardo Nencini è il futuro segretario socialista, assessore della giunta regionale toscana abituato alla convivenza politica con i Ds e pronto a ristabilire buone relazioni diplomatiche con il Pd. Un «amico», secondo Veltroni, che nel «centrosinistra largo» ma «diverso dall’Unione», immaginato dal leader Pd, ci può stare.
«Sono venuto personalmente perché voglio aprire un dialogo nel rispetto dell’identità e dell’autonomia. Voi avete radici profonde e si può creare un nuovo rapporto fra forze autonome, rispettose dell’altrui identità», spiega. A chi lo fischia per l’alleanza col «fascistoide» Di Pietro, Veltroni replica: «Di Pietro non può essere il nemico assoluto, quando i socialisti sono stati seduti con lui in Consiglio dei ministri per lungo tempo». E sul passato, ma quello lontanissimo, concede: «Sull’Ungheria i socialisti avevano ragione». Roba del 1956, già ampiamente chiarita dalla storia.
Nencini comunque accoglie i passi avanti: «C’è un cambiamento di posizione nel Pd, meglio tardi che mai. Veltroni – aggiunge – partecipa al nostro congresso e parla di riconoscimento dell’autonomia dei socialisti e quindi di più forze riformiste in campo. È la condizione perché ci sia un’opposizione di centrosinistra migliore di quella degli ultimi tempi». E anche Bobo Craxi apre: «Veltroni ci ha mandato ko e poi ci ha chiesto se il colpo fosse stato duro. Quindi abbiamo ragione di essere risentiti con lui», attacca, ma poi annuncia che «il dialogo si è riavviato». Stefano Caldoro, socialista che ha scelto il Pdl, esorta gli ex compagni a «non ascoltare le sirene» del Pd: «Allontanatevi dal fronte giustizialista – è il suo invito –. Lavoriamo sui temi cari ai socialisti riconoscendo i meriti del governo su questi argomenti».