Veltroni al Cavaliere: "Un patto di lealtà" La replica: "È una richiesta irricevibile"

Il leader Pd: "Impegno in quattro punti". Bondi: "Non faccia prediche, non ha l’esclusiva dei valori". Gelo dal centrodestra: "Sconcertante e strumentale"

Roma - Timeo Danaos sed dona ferentes: uno dei più celebri proverbi della classicità spiega che si temono gli avversari soprattutto quando offrono «doni». Ecco perché, se a quattro giorni dal voto, il leader del Partito Democratico Walter Veltroni scrive una lettera a Silvio Berlusconi in cui si dice «preoccupato» per il livello dello scontro, il centrodestra risponde con freddezza glaciale.
Veltroni propone al leader del centrodestra, al di là del voto, un reciproco impegno «di lealtà repubblicana» tra i poli, articolato in quattro punti. Un’iniziativa che nasce, come spiegano in via informale gli spin doctors del loft veltroniano, dopo gli affondi sui «fucili» di Umberto Bossi, dopo la minaccia di secessione rilanciata da Mauro Borghezio e la proposta del senatore Marcello Dell’Utri di rivedere i libri di storia sulla Resistenza. Ma Berlusconi non raccoglie la palla: «La lettera è irricevibile». Spiega: «è un altro effetto speciale che non possiamo accettare da lui, perché non ha alcun titolo». Di più: è erede di un partito comunista che da sempre predicava la lotta di classe ed era finanziato da un Paese nemico dell’Italia e dei suoi alleati». E i suoi uomini definiscono l’offerta «sconcertante e strumentale». Attacca - per esempio - il coordinatore Sandro Bondi: «Veltroni non ha l’esclusiva dei valori, non faccia prediche». E dire che la lettera pare scritta con la penna intinta nel calamaio dell’inchiostro buonista: comincia con un «caro Berlusconi» e si conclude con «cordiali saluti».

I quattro «fondamentali principi» su cui Veltroni chiede garanzie «formali» al Cavaliere sono questi. Primo: «Difesa dell’unità nazionale». Poi il rifiuto di ogni forma di violenza («attuata o anche solo predicata»). Quindi la fedeltà alla prima parte della Costituzione e - infine - rispetto della nazione, dal tricolore all’Inno.
Sia chiaro. Veltroni nella lettera non fa nomi, per separare la campagna elettorale, da una petizione di principio e di galateo politico. Ma è altrettanto chiaro, come spiegano i boatos del Pd che Veltroni allude al giuramento sul Po e alle parole infuocate di Bossi. Il leader del Pd precisa: l’impegno bipartisan prescinde «dai programmi, che devono restare alternativi». E aggiunge che la lettera non prelude a un governo di unità nazionale: «Chi ottiene un solo voto in più - spiega Veltroni - ha il compito e l’onore di governare, sulla base del suo programma». Per il Pdl invece la lettera è una iniziativa elettoralistica per trarre vantaggio dalla polemica indiretta. «Sono sorpreso, nonché infastidito - spiega Bondi - dall’impudenza e dalla presunzione di superiorità di chi, come Veltroni, pensa di avere l’esclusiva di alcuni valori. I valori di lealtà all’Italia non appartengono a lui ma a tutti gli italiani».

Sarcastico Maurizio Gasparri di An: «Veltroni è meglio che taccia visto che da sindaco ha sostenuto in mille modi centri sociali frequentati da estremisti finiti poi nelle Brigate rosse». Gaetano Quagliariello, senatore azzurro, chiosa: «la Lega è stata giudicata una costola della sinistra dal suo compagno D’Alema». È ironica Daniela Santanchè, candidata premier de La Destra: «Berlusconi - dice - può mandargli i “padrini” per sfidarlo a un duello d’onore, ed è quello che si aspetterebbero gli italiani; oppure prendere carta e penna per scambiare con lui promesse di fedeltà e matrimonio sull’altare della Costituzione. Ed è quello - conclude la Santanchè - che gli italiani non meritano».