Veltroni ci ripensa: «Questi immigrati sono un pericolo»

«Il governo di Bucarest ci dovrà dare delle risposte»

La notizia è clamorosa. Cominciano a sbriciolarsi le barricate del sindaco Veltroni sull’infondatezza dell’emergenza romeni. Impossibile per lui non ritrattare i tanti slogan sulla «città sicura», dopo la scia di violenza - tutta della stessa matrice - che sta insanguinando la capitale da almeno tre anni. E che mercoledì notte è proseguita con il feroce agguato al Nomentano. «O la Romania si assume le proprie responsabilità, o l’Europa dovrà discuterne», annuncia insolitamente risoluto il primo cittadino. «Occorre parlare alle autorità romene. Io l’ho fatto da sindaco, ora bisogna farlo a livello nazionale ed europeo». Del resto «non si può stare in Europa e non farsi carico dei problemi di flusso migratorio, tanto più che la Romania cresce in maniera sostanziosa in termini di Pil». Non solo. Veltroni ha annunciato di aver chiesto al prefetto e al ministro Amato di modificare la normativa che, nel caso dei cittadini comunitari come ormai sono i romeni, prevede l’espulsione solo per i casi che mettano a repentaglio la sicurezza nazionale. «Ho chiesto di prevedere l’espulsione anche per i casi di violenza su persone e cose - ha detto - e che sia il prefetto ad emanare i provvedimenti di espulsione». Immancabile l’auspicio a un «intervento straordinario delle forze dell’ordine» perché «sanno bene dove si ritrovano molti di loro». Chissà cosa ne penseranno ai commissariati a corto di auto e personale.
Dure le reazioni politiche al tardivo risveglio del primo cittadino. Il presidente della federazione romana di An Gianni Alemanno è quantomeno sorpreso del dietro-front. «Non è certo per amore di polemica che constatiamo che finalmente il sindaco Veltroni si è accorto dell’emergenza sicurezza che cresce nella nostra Capitale - dichiara-. Sono mesi ormai che An denuncia il pericolo costituito dall’invasione di romeni senza lavoro legale, ottenendo come risposta solo atteggiamenti superficiali e tranquillizzanti da parte dell’amministrazione comunale, quasi come se noi volessimo strumentalizzare un’emergenza che non esiste. C’è voluta la prima intervista del prefetto Mosca e il gravissimo fatto di sangue di giovedì affinché il sindaco prendesse atto della realtà e finalmente, come noi lo sollecitavamo da mesi, si rivolgesse al Ministro degli Interni per chiedere nuove norme sulle espulsioni.
Stessa linea per Alessandra Mussolini (Azione Sociale): «Mentre Veltroni e i suoi compagni di merende sono impegnati nella spartizione del Partito Democratico, Roma sta diventando la capitale del crimine, in perfetto stile Chicago anni ’30 i cittadini assistono e spesso sono i tragici protagonisti indifesi di sparatorie e rapine. In particolare, il quartiere Africano sta diventando terra di nessuno, gli ultimi fatti sono il naturale corollario a una scia interminabile di agguati a cittadini e rapine che avvengono ormai ogni notte».
Chiude Vincenzo Piso (An): «Mentre le anime belle della sinistra si mobilitano per la tragedia birmana, a Roma, nel cuore della nostra città, in uno dei tanti luoghi abbandonati e degradati della Capitale d’Italia, viene freddato a colpi di pistola un romeno e feriti gravemente altri due immigrati. Tutto avviene nella piccola stazione ferroviaria di Nomentana, una stazione a ridosso di quel fiume Aniene che insieme al Tevere è divenuto rifugio di una umanità che stringe d’assedio il quadrante di Roma compreso tra Salaria e Nomentana».