Veltroni: commissione per la giustizia. No del Pdl: è contro le Camere

Il leader del Pd dice: "Favorevoli a una commissione tra maggioranza e opposizione con la presenza di magistrati e avvocati che duri sessanta giorni". E sulla crisi aggiunge: "Sì agli aiuti per l'auto se verranno dati anche da altri Paesi europei". Cicchitto: niente commssione. Bossi: sulla giustizia tratta Berlusconi

Milano - Il segretario del Pd Walter Veltroni, che oggi a Milano è intervenuto per la formalizzazione della candidatura di Filippo Penati alla presidenza della Provincia, ha invitato il governo a mettere in campo incentivi per il settore auto se questo provvedimento verrà adottato anche dagli altri Paesi. "Il settore dell'auto - ha detto Veltroni - è in calo negli altri paesi del 40% mentre in Italia del 20-30%. Negli Stati Uniti e in altri paesi si stanno prendendo provvedimenti per incentivi a sostegno del settore. In Italia, invece, si ragiona, si chiacchiera, si discute a vuoto senza trovare alcuna soluzione. Segnalo che se negli altri paesi verranno presi questi provvedimenti ci sarà un'alterazione della concorrenza e noi pagheremo di più". "E' per questi motivi - ha concluso - che il mio invito al governo è quello di mettere in campo un'azione per gli incentivi al settore auto"

Riforma della giustizia "Berlusconi vuole cambiare la Costituzione per fare la riforma della giustizia. Noi diciamo che la riforma va fatta e allora proponiamo ciò che abbiamo sempre detto: una commissione tra maggioranza e opposizione con la presenza di magistrati e avvocati che duri sessanta giorni". Lo ha detto il segretario del Pd, Walter Veltroni, parlando a Milano. "Berlusconi - ha proseguito - vuole impedire ai magistrati le intercettazioni. Noi diciamo, invece, che possono effettuarle per scoprire i reati, anche quelli di corruzione. Altra cosa è affermare che le intercettazioni devono essere utilizzate nelle aule dei tribunali e non sui giornali". "Saremo sempre contrari - ha sottolineato Veltroni - all'idea di portare la Magistratura sotto il controllo del governo, qualunque esso sia".

Bossi: sulla giustizia tratta Berlusconi "Mica mi metto io a trattare, quando mai! Io ho solo rivolto un invito alla ragionevolezza, alla calma. Chi tratta è Berlusconi., l'ho sempre detto": Umberto Bossi, interpellato dall'ANSA, risponde così alla domanda se abbia deciso di fare da mediatore sulla questione della riforma della Giustizia. E allora il suo appello di ieri a Napolitano? "Mi sono rivolto al presidente - risponde il ministro delle Riforme - perché lui è autorevole e mi sembra la persona giusta per richiamare tutti alla tranquillità, al dialogo. Napolitano mi sembra abbastanza saggio per farlo". Ma c'é una linea leghista per condurre la trattativa con la sinistra? "Ripeto - replica Bossi - io ho solo rivolto un invito a Berlusconi a non farsi saltare i nervi, come ho già detto nei giorni scorsi, un appello a trovare la via. Ma chi tratta è lui. Il mio semmai è un invito a tutti a discutere pacatamente".

"Lavoro per il federalismo" Il problema per Bossi è tutto nella questione della approvazione del federalismo, il suo timore, più volte ribadito in queste settimane, è che l'opposizione freni il cammino della riforma che vede a portata di mano. "Al Senato - spiega al cronista - l'opposizione ha una forza enorme e se vuole blocca il cammino della riforma per mesi. Io allora ho sollecitato Berlusconi a trovare la via a non farsi prendere dai nervi. Ma chi tratta è lui. Lui deve trovare la via. Mica mi metto io a trattare. Questa cosa Berlusconi la sa bene, gliel'ho sempre detta". Resta il fatto che lei si è rivolto anche a Napolitano... "Ripeto - replica Bossi spazientito - Io sto lavorando per ottenere il federalismo. Vedo in giro troppo nervosismo, troppe cose non chiare. E allora mi sembra che Napolitano sia abbastanza saggio, sia la persona giusta per chiamare tutti ad una tranquillità e ad un confronto sui temi delle grandi riforme".
Chicchitto: no alla commissione La proposta avanzata da Walter Veltroni "di una commissione congiunta di parlamentari e rappresentanti delle categorie interessate" per discutere della riforma della giustizia "é inusitata", dice Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl. "Essa - aggiunge - oltre ad essere dilatoria, rischia di risolversi in una sorta di camera dei fasci e delle corporazioni e tende a spossessare il Parlamento dall'assunzione delle sue responsabilità e del proprio ruolo". Cicchitto attacca Veltroni per le "espressioni che usa contro il presidente Berlusconi" che, afferma, "evidentemente fanno parte del lessico di un uomo ormai giunto alla disperazione". Quanto alla riforma della giustizia, per il capogruppo del Pdl, "é normale che il ministro Alfano, prima di redigere il testo che porterà al Consiglio dei ministri, consulti, come già sta facendo, sia i gruppi parlamentari di maggioranza come quelli di opposizione, sia i magistrati come gli avvocati. A questo proposito - aggiunge Cicchitto - il ministro Alfano già si è recato ai congressi dell'Associazione Nazionale dei Magistrati e delle Camere penali, confrontandosi positivamente con entrambe le categorie". "Una volta completata questa serie di consultazioni - conclude il dirigente del Pdl - la parola va data alle istituzioni: cioé al Consiglio dei ministri, che deve approvare il testo di un disegno di legge, alle commissioni parlamentari competenti, che, a loro volta, devono esaminarlo prima di essere sottoposto all'approvazione dell'Aule del Senato e della Camera".