Veltroni contestato dagli ex compagni

La contestazione che non t’aspetti arriva mentre lui, Walter Veltroni, leader del Partito democratico, è ancora sul palco del comizio in piazza Matteotti, circondato da uno stuolo, soprattutto femminile, di parlamentari e candidati (ma relegando in second’ordine il presidente della Regione Claudio Burlando). Ad accendere la miccia - verbale - è il «solito» Christian Abbondanza, non nuovo a queste prese di posizione clamorose in altri incontri con gli ex compagni di strada. Ora Abbondanza è presidente della «Casa della legalità» che si batte contro «le infiltrazioni mafiose nella politica e nella società civile». Veltroni parla, e Abbondanza gli urla contro: «Perché candidi Crisafulli, e non Lumia condannato a morte da Cosa nostra?». È solo l’inizio: Abbondanza replica le urla quando Veltroni esce da Palazzo Ducale. Il servizio d’ordine si stringe intorno al leader del Pd spingendolo verso l’entrata del pullman: «Come fossimo terroristi» spiegherà poi il presidente della Casa della legalità. Qualcuno prova anche «per ben due volte» a tappargli la bocca. Finisce a strattoni e spinte «per farmi cadere - aggiunge Abbondanza -. Per fortuna sono intervenuti gli agenti della Digos». Intanto Veltroni riparte senza dare una risposta. Che invece ha dato, indirettamente, a Bruno Vespa in mattinata, durante la registrazione di «Porta a porta»: «Gli esclusi come Giuseppe Lumia saranno valorizzati dentro il partito». Poi però si dirà anche indisponibile a rivedere le liste che, votate ieri, già nei prossimi giorni saranno consegnate alle Corti di Appello. Anche perché, è la linea del segretario del Partito democratico, tutti sono necessari ma nessuno è indispensabile «ed è un errore - afferma alludendo al vicepresidente della Commissione antimafia - che ciascuno consideri se stesso l’antimafia».