Veltroni continua a fare il gioco delle tre carte

Caro Granzotto, Berlusconi ha dato corpo a un’impressione che condivido, e cioè che la sinistra italiana abbia un doppio volto, proprio come al tempo del Pci c’era la «doppia verità». Ha aggiunto che Veltroni porta avanti una missione impossibile: rappresentare «una sinistra irreale». Ha poi continuato affermando che esiste una sinistra reale, che è quella del governo Prodi, e una del «nuovo», delle promesse, che è quella dell’ex sindaco di Roma. Vorrei segnalare che nella sua propaganda elettorale Veltroni sostiene che, in caso di vittoria, il Presidente Berlusconi nominerebbe come ministri «i soliti nomi», mentre lui ne introdurrebbe di nuovi. Io mi chiedo se novità significhi miglioramento. Uno dei «soliti nomi» è ad esempio il professor Giulio Tremonti. Uno dei nomi nuovi di Veltroni potrebbe essere uno dei suoi capolista, supponiamo Marianna Madia che dichiarò: «Porterò la mia inesperienza al Parlamento». In conclusione c’è nelle parole di Veltroni e anche nei suoi progetti un che di irreale e di favolistico, mi viene in mente anche il termine trasognato, mentre la politica è una cosa concreta, ancorata alla realtà dei fatti. Ma chi crede di incantare, Veltroni?


Sicuramente i bamboccioni. Quelli che dopo quarant’anni ancora la menano con il fregnacciume del Sessantotto, l’immaginazione al potere (o anche, nel caso della capolista democratica Marianna Madia, l’inesperienza al potere), sotto il pavé la sabbia, siamo realisti e chiediamo l’impossibile eccetera eccetera. Tra i presenti al comizio di Veltroni a Lecce spiccava un enorme striscione: «Il senso lieve della speranza». Puro bamboccismo evanescente, sfibrato, culturalmente canzonettaro. Chi lo aveva vergato e innalzato si sentiva in sintonia con Walter Veltroni, la sua politica e la sua dialettica. In sintonia con l’uomo al quale più d’ogni altro s’adatta lo slogan pubblicitario «sette piani di morbidezza» per il suo modo languido, il suo modo rorido di porsi. D’altronde Veltroni è il re dei bamboccioni. Non seguita infatti a ripetere che è giovane (a cinquantatrè anni)? Mostrando così d’esser affetto dalla «sindrome di Tanguy», il protagonista del film omonimo che proclamandosi giovane a vita aveva piantato radici in casa di mamma e papà? La sinistra irreale è dunque il verme infilzato nell’amo - a sua volta rappresentato dalla sinistra reale - al quale Veltroni spera che gli elettori abbocchino. Un verme che ha inteso rendere appetibile imburrandolo di sogni, di nuovismo, di giovanilismo, di quotarosismo, di castelli in aria e di «senso lieve della speranza». Ed anche di tricolori che garriscono al vento e di inni di Mameli cantati con la mano sul cuore. Come s’usa in America. L’America! Perfino nella intemerata contro la Mafia Walter Veltroni non s’è tenuto dallo scimmiottare Nando Moriconi, il Sordi di Un americano a Roma. «Maccarone, io te distruggo!», disse questi sfidando gli spaghetti. «Mafioso, io ti distruggo!», gli ha fatto eco Veltroni. Ed è così, alla Nando Moriconi, che Uolter intenderebbe completare il suo gioco delle tre carte. Al comizio di chiusura della campagna elettorale comparirà infatti, sebbene solo in video, Barack Obama. Che Veltroni gabellerà come l’immagine, come la personificazione della «nuova stagione». Deve essere proprio alla canna del gas per ridursi a scegliere chi, per nazionalità, lingua e pigmento, possa apparire più distante possibile dagli autentici simulacri della sinistra reale: Prodi e Bassolino.