Veltroni corre in testa alla sinistra in ritirata su droga e sicurezza

Il sindaco di Roma interviene su "Repubblica": la legalità non è di destra, è un diritto. E Chiamparino fa autocritica sul proibizionismo

Roma - Sarà l’emergenza-cronaca, sarà l’onda «sarkozyana», la sinistra volta pagina sui temi della legalità. Walter Veltroni si infila nel dibattito nato sulla prima pagina di Repubblica a partire dalla lettera di un cittadino di sinistra turbato dal problema per scrivere sullo stesso quotidiano: «La legalità non è né di destra, né di sinistra, solo un diritto». La presa di posizione non passa inosservata, soprattutto perché è dell’uomo che secondo le previsioni attendibili potrebbe diventare candidato premier dell’Unione. Ed è un segnale altrettanto forte, il fatto che a fargli eco sul tema droga, dalle colonne del Corriere della sera, ci sia un altro sindaco di sinistra, Sergio Chiamparino, altrettanto risoluto nell’abbattere un totem delle battaglie progressiste, la modica quantità di stupefacenti: «È un’ipocrisia - attacca - bisogna punire chi si droga».
Indicativa un’altra risposta che «Chiampa» fornisce all’intervistatore. «C’è troppa droga per le strade», spiega. Quando gli chiedono cosa gli abbia fatto cambiare idea, aggiunge: «L’esperienza di sindaco. Qualche tempo fa - racconta - sono andato a vedere la situazione dell’area chiamata tossic park (zona spaccio di periferia) e sono rimasto colpito dalla varietà dei clienti “normali”».
Anche Veltroni non lesina strappi, rispetto alle posizioni classiche dei leader del centrosinistra: «Invocare la legalità - scrive, sempre su Repubblica - non è politicamente scorretto». E aggiunge: «Ogni persona che abbia occhi per vedere e orecchie per sentire - sottolinea - percepisce che effettivamente, nella nostra società, le braci dell’insicurezza e della diffidenza verso gli stranieri rischiano di trasformarsi in un incendio di intolleranza e poi di odio, di chiusura e poi di esclusione». Anche Veltroni aggiunge un esempio concretissimo: «Per dare l’idea vorrei portare un caso chiaro. Qualche mese fa - racconta - ho incontrato i ragazzi di un liceo di Roma, che mi hanno raccontato atti di teppismo, furti di motorini, un clima sempre più pesante. Tutto ad opera di alcuni rom del vicino campo di via Lombroso. In quei ragazzi non ho trovato alcun razzismo, nelle loro parole non c’era nulla di pregiudiziale:». Toni molto diversi dalla risposta di Corrado Augias al lettore di Repubblica su cui ieri ironizzava magistralmente, su queste pagine, Filippo Facci. Sullo stesso filone di dibattito si inserisce il ministro Giuliano Amato: «Sono contento che si cominci a parlare dell’importanza del rigore nei confronti della criminalità: questo deve essere un punto dirimente di politica seria e non emotiva».
Le due sortite, ovviamente, non restano prive di code polemiche. Per Veltroni da destra, dove Isabella Bertolini, vicepresidente dei deputati di Forza Italia attacca: «Predica bene e razzola male. Parla di legalità e di sicurezza come diritti fondamentali inderogabili per i cittadini italiani ed al contempo invita al Festival della filosofia, organizzato dal Comune di Roma, un pericoloso intellettuale musulmano, Tarik Ramadan». E per Chiamparino anche da sinistra. Carlo Leoni, vicepresidente della Camera di Sinistra democratica, gli ricorda «anni di battaglie per affermare il principio di educare e non punire» e il responsabile tossicodipendenze di Prc, Francesco Piobbichi, si augura che «questa confusione non rappresenti la posizione del nascente partito democratico». Amato quasi bacchetta Chiamparino («il problema «non si risolve vessando i giovani con forme di proibizionismo, ma controllando di più il loro stato di salute, la loro capacità di reagire alla realtà»). Mentre il sottosegretario verde Paolo Cento dice che Chiamparino «individua il problema, ma sbaglia soluzione: le politiche proibizioniste alimentano la connessione tra chi consuma droga e mercato clandestino».