Veltroni a D'Alema: "L'amalgama nel Pd c'è ma fuori i capibastone dal partito"

Il leader del partito democratico risponde secco a Massimo che alla direzione nazionale di ieri aveva parlato di &quot;amalgama malriuscito&quot; nel nuovo partito. D'Alema: non c'è dualismo. Critici gli ulivisti: &quot;Divisi ma anche uniti nel dissimulare le divisioni&quot;. <a href="/a.pic1?ID=315717" target="_blank"><strong>Il Pd resta ammanettato. A Di Pietro
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Roma - "L'amalgama è riuscito già alle elezioni politiche, prima alle primarie e prima ancora con l'incontro di due culture ed esperienze diverse. L'alternativa al Pd è un ritorno al passato, un ritorno a due partiti uno al 16% ed un altro al 9%, in questo modo la sfida riformista diventa più difficile". Walter Veltroni, intervenendo all'assemblea dei giovani Democratici, risponde così a un'osservazione di Massimo D'Alema, che ieri aveva parlato di "amalgama malriuscito" nel nuovo partito.Nuova puntata del duello fra i due, che si consuma ancora, anche se fra toni "felpati" ma resta duro nella sostanza e investe linea politica, alleanza, gestione del partito e delle candidature.

D'Alema: nessun dualismo La riposta veltroniana è arrivata dopo che D'Alema, commentando la ricostruzione giornalistica delle sue frasi, l'ha definita "sorprendente e distorta". "Al di là di valutazioni critiche che sono emerse nel corso del dibattito sulla situazione del partito - prosegue - il vero risultato nuovo della direzione di ieri è stato la convergenza intorno ad un documento unitario e il rinnovato mandato a Walter Veltroni per rilanciare il progetto e l'iniziativa del Pd di fronte alla grave crisi del Paese e alla drammatica inadeguatezza del governo". "Voglio infine rilevare - conclude D'Alema nella nota - che ieri c'é stata una assai significativa e ampia discussione politica, con molte voci, che non può essere ridotta alla stucchevole rappresentazione di un dualismo, che non c'é, tra Veltroni e D'Alema". Resta il fatto che sulla questione "dell'amalgama" che c'è o non c'è, a seconda di come la vede Massimo o Walter, l'intesa unitaria non fra i due pare proprio che non ci sia.

Fuori i capibastone "Dirò una cosa che in politica non si dovrebbe dire, ma io preferisco perdere voti ed avere un partito sano e perbene piuttosto che avere dei capi bastone che portano voti. Voglio un partito sano e perbene, gli altri fuori". Rivolto proprio ai giovani del Pd, il segretario aggiunge: "Quello che vi chiedo è di essere liberi intellettualmente perché il correntismo è una malattia che deve essere combattuta".Altra frecciata agli avversari interni, con un termine preciso "correntismo", che suona come un'accusa e richiama alla mente il famigerato "frazionismo" di antica memoria comunista.

Ancora attacchi a Berlusconi Veltroni guarda in casa sua, dove i problemi sono enormi ma non rinuncia al rito dell'attacco al presidente del Consiglio. "Solo Berlusconi può pensare che facendo degli spot si risolvono i problemi. Lui dice: 'Consumate, consumate, consumate', ma le famiglie italiane non ha i soldi per 'comprare, comprare' come dice il premier", dice. Il leader del Pd cita l'esempio dei "precari che si troveranno in mezzo ad una strada senza nessuna assistenza. In Italia - aggiunge - chi è precario e perde il lavoro infatti no ha nessuna garanzia da parte dello Stato. Quello che un tempo era lo sfruttamento del lavoro operaio, nella forma moderna è la persona di 35 anni che perde il lavoro è si ritrova per strada".

Critici gli ulivisti "Non si è invocato un partito vero? Bel modo di inaugurare un partito vero quello di fare seguire a una valanga di critiche un voto unanime", afferma in una nota Franco Monaco, esponente ulivista del Partito democratico, commentando l'esito della direzione del partito. "Non si voleva dare più poteri al segretario dentro l'emergenza? Bel modo di rafforzarlo - aggiunge - sconfessando le primarie, cioé la base della sua legittimazione e della sua visione di un partito nuovo. Evidentemente tutto è negoziabile. Divisi ma anche uniti nel dissimulare le divisioni. Decisi a non decidere sui nodi politici da sciogliere". "Così - conclude Monaco - non si va lontano: l'unanimismo è il problema non la soluzione".