Veltroni deve far luce sui black-out

Patricia Tagliaferri

Nel 2005 ogni abitante della città è rimasto sessanta minuti senza luce. Un black out dietro l’altro, tutti causati da guasti imputabili alla sola responsabilità dell’esercente, cioè dell’Acea, escludendo dunque cause di forza maggiore quali, ad esempio, i lavori per scavi stradali. Troppi, questa volta, anche per l’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali del Comune, che negli anni passati aveva sempre promosso a pieni voti l’Acea. Questa volta no. Il presidente dell’Agenzia, Bernardo Pizzetti, dopo aver letto i dati sulla continuità del servizio di distribuzione elettrica per il 2005 resi noti dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas, ha scritto al sindaco Walter Veltroni affinché, in qualità di azionista di maggioranza di Acea spa, faccia qualcosa per garantire la sicurezza e la continuità del servizio.
Pizzetti non nasconde al sindaco la sua preoccupazione, visto che la continuità della distribuzione elettrica è un indicatore importante per rappresentare la qualità dell’offerta. «Costituisce - dice l’Agenzia - il parametro chiave per valutare sia l’impatto di eventuali disservizi sugli utenti sia, indirettamente, il grado di “bontà” dell’infrastruttura e della rete di distribuzione, nonché del suo livello di manutenzione». Il livello delle interruzioni nella zona ad alta concentrazione dell’utenza, fa notare Pizzetti a Veltroni, «sembra evidenziare significativi scostamenti negativi rispetto alla quasi totalità delle altre gestioni italiane». Con sessanta minuti di interruzioni l’anno Roma (contro una media italiana di 37 minuti) si piazza al penultimo posto della classifica e soprattutto «non mostra un trend di miglioramento analogo a quello delle altre principali gestioni». «Dai dati - sottolinea l’Agenzia - emerge una strutturale e non episodica difficoltà della situazione romana».
E questa situazione ha un costo gravoso anche economicamente. Sui 22 distributori italiani, infatti, Acea è la società che presenta il peggior saldo netto tra incentivi e penalità: dovrà versare 573mila euro di penalità e non ricerà alcun incentivo. A Milano, per fare un esempio, le cose vanno in tutt’altra direzione: la Aem (con 34,5 minuti di interruzione) ha ottenuto 972mila euro di incentivi e nessuna penalità; la Aem di Torino (27 minuti) ha totalizzato invece 314mila euro di incentivi e nessuna penalità.
I dati forniti dall’Autorità per l’energia elettrica non passano inosservati. «Quanto denunciato dall’Agenzia di controllo - commenta Marco Pomarici, consigliere comunale di Forza Italia - è estremamente grave. Com’è possibile arrivare ad accumulare una penalità così alta senza intervenire prima? Chiederò l’immediata convocazione della commissione consiliare per i lavori pubblici alla presenza dei vertici dell’Acea. Lasciare ore e ore i cittadini senza energia elettrica significa tra l’altro andare ad incidere sulla sicurezza. Che dire poi dei costi derivanti dalle penalizzazioni. L’Acea per pagare gli errori sarà costretta a mettere mano nel portafogli dei cittadini». Per il capogruppo Udc in Campidoglio Dino Gasperini i dati dell’Agenzia sono «clamorosi e imbarazzanti»: «Ecco uno splendido esempio del modello Roma di cui Veltroni dovrà andare fiero. Intanto L’Acea continua, invece di pensare al servizio ai romani, a occuparsi di operazioni di mercato internazionale che nulla hanno a che fare con la missione aziendale. È proprio vero, a Roma dopo la festa del Cinema si spegne la luce, non solo in sala, ma in tante parti della città. Ma per questo non ci sono telecamere». Uno «scandalo» anche per l’associazione Codici, che in più occasioni aveva mostrato la propria perplessità in relazione al contratto di servizio di illuminazione pubblica stipulato tra Acea e Campidoglio, chiedendone l’annullamento.