Veltroni difende Bassolino (ma non a Napoli)

Anche in Campania - come già era accaduto nelle tribune Rai - il duello è virtuale. Ma stavolta a sceglierlo è stato lui. In una sfida in cui nulla è lasciato al caso, Walter Veltroni arriva nella regione più martoriata del Sud nello stesso giorno in cui ci approda Silvio Berlusconi e si ritrova a sorpresa preso tra «due fuochi». Mentre il leader del Popolo della libertà lo incalza nel suo comizio da Napoli, e un intellettuale prestigioso lo interroga pubblicamente sul più prestigioso giornale della città, lui gira la regione, da Caserta ad Avellino.
Eppure, questo confronto a distanza ravvicinata, è ancora più stretto e serrato dell’altro, e si gioca sul palcoscenico della grande tragedia campana, nel disastro metaforico di «monnezzopoli». Il leader del centrodestra punta l’indice contro Veltroni e Antonio Bassolino. Ma l’altro attacco clamoroso arriva al leader del Pd dalla sua sinistra: è un «affondo» non previsto, e il duello si tramuta in «triello», come nei film di Sergio Leone. L’affondo più doloroso è senza dubbio quello dello scrittore Roberto Saviano - giovane intellettuale di sinistra, volto-simbolo della lotta alla Camorra - che sceglie non a caso il giorno della sua visita per incalzarlo con una lettera aperta pubblicata sulla prima pagina de Il Mattino. L’autore di Gomorra (Mondadori) a cui pure Veltroni aveva proposto una candidatura, va giù con l’accetta nel criticare il centrosinistra campano, e anche il Pd nazionale. Troppo compromesso, il primo, dopo anni di malgoverno; troppo timido il secondo, malgrado le buone intenzioni. Scrive Saviano: «Servono i fatti, bisogna catturare tutti i latitanti. Ma servono anche i nomi: bisogna indicare le persone cui la politica vuole affidare la soluzione dei problemi. Quali sono le persone che cacceranno la camorra dagli appalti pubblici, dai comuni, dagli assessorati?». Lo scrittore i nomi li fa, e punta esplicitamente il dito su Antonio Bassolino: «Questa terra - scrive Saviano - si aspetta che farai riferimento a ciò che non è stato fatto sino ad oggi. Avere il coraggio di confessare gli errori della propria parte». E qui il riferimento al «sogno riformatore dei primi anni di Bassolino», trasformatosi «in un continuo tentativo di mantenere i propri poteri» è durissimo. L’amministrazione della cosa pubblica - aggiunge lo scrittore - «è stata spesso un susseguirsi di posti assegnati per quota politica, e non per capacità».
Ecco perché il tour di Veltroni, più che le tonalità di una marcia trionfale, assume i toni di una battaglia difensiva. Dalle stesse colonne de Il Mattino il leader del Pd deve per l’ennesima volta difendere Bassolino, respingendo le richieste di dimissioni che piovono da più parti sulla sua persona: «In questa fase di emergenza - spiega per l’ennesima volta Veltroni - lasciare i propri compiti istituzionali non è né utile né giusto». Poi, rispondendo ancora a Saviano, dice che il suo partito si impegnerà contro la criminalità più che mai: «Ho detto alla mafia, alla ’ndrangheta e alla camorra di non darci il voto, perché la nostra missione sarà quella di distruggerle». Da Trentola Ducenta, in provincia di Caserta, quindi, il leader del Pd annuncia un ddl contro le mafie. Mentre dal palco di Piazza Ruggiero a Caserta, si lancia in una arringa pro-bassoliniana: «Basta coi processi ad una sola persona». Da Caserta, invece, spiega perché non replica alla sfida polemica del Cavaliere (che come al solito non nomina): «Ogni giorno - spiega Veltroni - vengo coperto di contumelie. Ma io continuo a non rispondere e non risponderò. Noi siamo la forza della speranza che si vuole differenziare da chi, invece, usa parole di odio e del passato». Ad Avellino però il «duello virtuale» torna «polemica a distanza», perché l’ex sindaco di Roma decide di rispondere alle affermazioni che Berlusconi aveva fatto a Napoli sulla sua fatica di governare: «Oggi - dice - sono state ribadite dichiarazioni che io non accetto. Non accetto che un candidato alla presidenza del Consiglio che ha già avuto questo onore e responsabilità, dica che è costretto a farlo di nuovo, che è costretto a portare una croce». No, non è così, ribadisce Veltroni: «Servire il proprio Paese come premier è un grande onore. Bisogna avere voglia, entusiasmo ed energia per farlo, perché governare il Paese è una missione civile, è la cosa più alta che ci possa essere».