Veltroni e D'Alema, il grande gelo con Di Pietro

Due giorni dopo piazza Navona, si allarga la frattura tra il Pd e
l'ormai ex alleato Antonio Di Pietro. In aula è un reciproco scambio di
accuse e i due gruppi, anche se poi voteranno entrambi no, neanche si
degnano degli applausi di prassi. Appello di D'Alema a "tutti i riformisti" e Casini fa un invito analogo. Ouadi dall'Idv verso il Pd 

Roma - Due giorni dopo piazza Navona, si allarga la frattura tra il Pd e l'ormai ex alleato Antonio Di Pietro. In aula è un reciproco scambio di accuse e i due gruppi, anche se poi voteranno entrambi no, neanche si degnano degli applausi di prassi alla fine dell'intervento dei leader. La terza opposizione, l'Udc, resta a vedere fin dove si spingeranno i democratici e all'appello di Massimo D'Alema "a tutti i riformisti" a non sprecare la legislatura, il leader Udc Pier Ferdinando Casini risponderà con un invito analogo "alle forze davvero riformiste" per tornare ad un clima più sereno e costruttivo.

Il Pd schiera i suoi calibri da novanta nel giorno del via libera al lodo Alfano, da Veltroni a D'Alema, da Fassino a Bindi, per marcare che l'opposizione si fa prima di tutto in Parlamento. Tra i democratici sembra accantonato il tempo dei distinguo e delle diffidenze reciproche. Il Pd, come si compiacerà in serata D'Alema, "é del tutto unito in una posizione riformista che contrasta l'arroganza del potere e anche la protesta qualunquista". Tra queste due posizioni, evidenzierà l'ex ministro degli Esteri, è stretto il Pd e su questo sentiero deve camminare anche per le alleanze future perché, come spiega D'Alema al 'Foglio', l'alleanza con l'Idv era "legittima", ora, alla luce della distanza, è legittimo fare alle prossime elezioni "altre alleanze".

L'ex vicepremier non si spinge oltre, ma ieri Veltroni non aveva escluso per il futuro la possibilità di convergenze con l'Udc e oggi il senatore dalemiano Nicola Latorre si spinge ad augurarsi "il massimo delle convergenze possibili". Certo, per ora tra Pd e Udc non si va oltre gli appelli reciproci. "Non abbiamo il monopolio del riformismo, il mio è un appello a tutti i riformisti" afferma D'Alema invitando a riprendere il cammino delle riforme vere, a partire dall'aumento dei salari fino alle modifiche costituzionali.

Appello che Di Pietro lascia cadere e, pur rivolgendosi "agli amici del Pd", rilancia dopo l'aut-aut di ieri. Alludendo allo scambio tra 'blocca-processi' e lodo Alfano, l'ex pm spiega che "anche per questo, e anche di questo, dovremo tenere conto allorché ci sarà da ridiscutere in modo serio dello stare insieme". Ma, a quanto si apprende, la linea dell'ex pm sta creando malumori dentro il suo partito: il deputato Jean Leonard Touadi, sociologo ex assessore al Campidoglio, eletto come indipendente nell'Idv, starebbe meditando di passare al Partito Democratico.

Se Di Pietro inorridisce per lo scambio, Casini lo rivendica: "Non vedo i motivi dello scandalo: è più nobile evitare che 100 mila processi vengano bloccati piuttosto che abbaiare alla luna insultando il Papa ed il presidente della Repubblica". L'indignazione verso gli insulti di Grillo e Guzzanti sono oggi il collante tra i centristi e il Pd. Veltroni, nel suo intervento, si meraviglia che "ancora oggi non si sia presa distanza da quella piazza" e parla per i democratici di "una opposizione dell'alternativa" tra leggi ad personam e insulti.