Veltroni e la direttrice del "Secolo" uniti. Nella lotta contro Silvio

Presentato il progetto di legge sul diritto di voto agli immigrati:
firmatari l’ex leader Pd, la finiana Perina e pure Orlando (Idv). Chi è in Italia da 5 anni potrà votare alle amministrative. Pronto il veto leghista

Roma - Il potere del premier, Silvio Berlusconi, è davvero straordinario. In un colpo solo riesce ad ottenere risultati fino a poco prima ritenuti impossibili. Praticamente miracoli. La prova? Oggi a Montecitorio verrà presentato un progetto di legge (già annunciato alla fine di ottobre) per riconoscere il diritto di voto alle elezioni amministrative agli extracomunitari regolari residenti in Italia da almeno cinque anni. Proposta caldeggiata dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, insieme a quella per accorciare i tempi per il riconoscimento della cittadinanza italiana agli stranieri.

Dove sono i miracoli? Basta leggere i nomi dei primi firmatari e di miracoli se ne trovano parecchi.

C’è la firma di Walter Veltroni del Pd. Ed ecco il primo piccolo miracolo, ovvero la (prevedibilissima per la verità) resurrezione in Parlamento dell’ex leader fino a poco tempo fa desaparecido politicamente.

Poi, accanto a quella di Veltroni, la firma di Flavia Perina, del Pdl, ovvero una fedelissima di Fini. E qui scatta il secondo miracolo, perché vedere la firma di Veltroni accanto a quella della Perina, che da ragazzina pittava sui muri cittadini le croci celtiche, fa già un certo effetto. Se poi si pensa che la Perina definiva Veltroni «il più abile politico della sinistra» precisando subito dopo «non mi piace» e dandogli pure del «molliccio», questa nuova inedita alleanza appare senz’altro miracolosa.

Con la terza firma, Roberto Rao, si ratifica un’altra alleanza, quella con l’Udc. Niente miracoli in questo caso però, perché insomma gli ex democristiani in fatto di alleanze non conoscono ostacoli.
È il quarto nome, Leoluca Orlando, ovvero l’Italia dei Valori, a ratificare invece un avvenimento che ha dell’incredibile: Veltroni e Antonio Di Pietro ritornano a fare qualcosa insieme che non sia litigare. Dal giorno dopo le elezioni del 2008 l’ex magistrato aveva infatti cominciato a dare solo dispiaceri a Veltroni allora segretario del Pd, costretto in continuazione a riprenderlo per le sue sparate a zero contro tutte le istituzioni compreso il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ora invece presentano insieme una proposta di legge.

Dunque che cosa unisce questa eterogenea armata Brancaleone? Il desiderio di riconoscere il diritto di voto agli immigrati? O un robusto e vigoroso antiberlusconismo? Sentimento del tutto comprensibile per gli schieramenti dell’opposizione, un po’ meno per gli altri. A pensar male, diceva il senatore Giulio Andreotti, si fa peccato ma molto spesso ci si indovina.

Sarà soltanto una coincidenza, ma oggi alla Camera, sempre nella sala del Mappamondo, saranno ben tre gli appuntamenti sul tema. Prima la conferenza stampa «bipartisan» per presentare la legge sul voto alle amministrative. Poi a seguire un dibattito sul ddl firmato da Andrea Sarubbi (Pd) e Fabio Granata (Pdl), per accorciare i tempi di concessione della cittadinanza con i ragazzi della rete «G2-seconde generazioni», ovvero i figli degli immigrati che vivono in Italia. Subito dopo un altro convegno sempre in tema: «L’Italia a chi la ama. Per una cittadinanza di qualità», organizzato da Farefuturo. A parlare Italo Bocchino e, appunto, Gianfranco Fini.

Ben tre, dunque, le iniziative finiane che riguardano cittadinanza e voto agli stranieri. Proposte che saranno inevitabilmente respinte al mittente dalla Lega, rendendo ancor più irrespirabile il clima già teso dentro la maggioranza. Non sarà proprio questo l’obbiettivo?