Veltroni e Di Pietro: i Totò e Peppino anti Silvio

Il leader del Partito Democratico imita l’ex pubblico ministero e attacca la riforma della scuola del governo. Con slogan catastrofisti: &quot;In Italia c’è una situazione preoccupante&quot;. <a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani" target="_blank"><strong>Walter il neo-com e l'ira di D'Alema: dì la tua sul blog </strong></a>

Roma - Nojo volevon sauar, rieccoli Veltroni e Di Pietro come Totò e Peppino, la malafemmena doveva essere Berlusconi ma a strappar quel ruolo ha provveduto improvvisamente ieri il presidente Napolitano, spiazzato i due sulla scuola più di quanto abbia fatto nei giorni scorsi il premier su tutto il resto. Come negli esilaranti sketch dei due grandi attori, il segretario del Pd e quello di Idv si lasciano e si riprendono, alternano ceffoni e salamelecchi, si sbattono le porte in faccia e si rincorrono. Hanno appena fatto la pace, a mezzo intervista e sulla ritrovata trincea dell’attacco al Cavaliere nero fascista, emulo di zar Putin, ingrato e prepotente, il Do Nascimento di questo sventurato paese. Ma poiché è Uolter che va a Canossa, Tonino alza il prezzo e gli chiede di più.

L’incontro è sul terreno, anzi il cortile della scuola. Ieri Veltroni, per non perdere il contatto con la Cgil, era alla manifestazione Pd contro la riforma della ministra Gelmini: segno che l’asse con Epifani è ormai consolidato, il segretario confederale sta mollando D’Alema? Oggi poi, Di Pietro scende in conferenza stampa con Unicobas al grido di «fermiamo lo tsunami sul pianeta scuola» per lanciare lo sciopero e la manifestazione di venerdì prossimo sotto il ministero dell’Istruzione. Pronti a scagliare tuoni e fulmini, marciare divisi per colpire uniti, no? Se non fosse che proprio ieri pomeriggio è sceso in campo il capo dello Stato per ammonire che i tagli alla scuola sono necessari. Così, almeno il segretario del Pd, ha dovuto precipitosamente inserire la sordina sui suoi tuoni.

S’è però rifatto su Berlusconi, il prode Veltroni, ribadendo la «deriva putiniana» agitata domenica: «Confermo quanto ho detto in questi giorni: questo governo ha fastidio per tutto ciò che non è omogeneo a lui, ce l’ha con ogni tipo di opposizione, insulta i leader degli altri partiti, aggredisce i sindacati, vuole l’immunità per i ministri. Ho già detto come la penso e ribadisco: è una situazione molto preoccupante». E per tranquillizzare l’alleato che ha molto meno soggezione di Napolitano, non temesse che il contenuto furore sulla scuola indichi volontà di far marcia indietro, ha rinnovato il leale e pieno sostegno a Leoluca Orlando, candidato dipietrista alla Vigilanza Rai: «Vorrei che la maggioranza accetti di eleggere l’esponente indicato dalle opposizioni. Come noi in passato ci siamo trovati Storace quando eravamo maggioranza, chiedo che la maggioranza consenta a questa commissione di funzionare».

«Le opposizioni», specifica tuttora il leader del Pd. Perché le distanze s’erano fatte profonde, e Di Pietro almeno nei sondaggi sta erodendo terreno sotto i piedi del forte alleato. Ma la marcia di riavvicinamento s’è aperta prima con la denuncia del «bullismo al governo», per poi dispiegarsi in un’intervista al Corrierone, domenica appunto, dove Veltroni evocava a fosche tinte lo spettro dei «rischi di autoritarismo», il clima «plumbeo e conformista», la replica del «modello Putin». Proprio di «putinizzazione», orribile neologismo, aveva parlato a Piazza Navona Paolo Flores d’Arcais, la «mente» di Tonino.

Ieri, gongolante ma ancor più esigente, Di Pietro ha risposto in un’intervista al Riformista dove manda a dire a Veltroni: «Dopo Piazza Navona mi disse: scegli. Ora glielo dico io: basta col “ma anche”, sei tu che devi scegliere». E sì, perché Idv lo «dice da anni», che il progetto di Berlusconi «ha il germe della deriva autoritaria», e ieri sera il suo leader lo ha ribadito: il premier «è un po’ come Do Nascimento - quello di Vanna Marchi - continua ad imbonire l’opinione pubblica con messaggi totalmente falsi»; dunque «meditate gente, meditate, perché la dittatura si avvicina».

È felice Peppino, che Totò gli dia finalmente ragione sulla malafemmena. Ma non gli basta, pretende di più: «Ora deve passare ai fatti, non si fa opposizione solo riposizionandosi a parole ed evocando in un’intervista lo svuotamento della democrazia». Che cosa deve fare, l’imperatore Walter? Papa Tonino esige che come lui andrà alla manifestazione del Pd il 15, l’altro venga alla sua dell’11 nuovamente a Piazza Navona. Con la cenere sul capo, simbolica ovviamente, perché quella è la piazza simbolo dei girotondini e del V-day, là si promuovono le firme per il referendum sul “lodo alfano” che il Pd ancora rifiuta: «Veltroni, invece di storcere la bocca, deve capire che la nostra manifestazione, così come quella di Rifondazione che si svolge lo stesso giorno, hanno l’obiettivo di una opposizione vera a Berlusconi. Se Veltroni crede in quel che ha detto, dovrebbe venire alla nostra, come noi andremo alla manifestazione del Pd. Anche perché senza di noi e Rifondazione, il Pd non va da nessuna parte».