Veltroni e Rutelli spengono la miccia Prodi

L’ex leader Ue: ora un tavolo con i maggiori sindaci europei. L’ex segretario diessino non ci sta: «Parliamone all’Organizzazione mondiale delle città»

Massimiliano Scafi

da Roma

Roma no. Roma non è come Parigi, non ha periferie ghetto e in rivolta come la banlieue, non dovrà subire il coprifuoco come succede nella capitale francese, non esploderà come prevede Romano Prodi. Parola degli ultimi due sindaci dell’Urbe, che tra l’altro sono anche due esponenti di primo piano del centrosinistra, Walter Veltroni e Francesco Rutelli. «Le situazioni delle due metropoli - dice Veltroni - sono diverse. Parigi ha un serio problema di integrazione, mentre a Roma, e penso anche in tutte le altre città italiane, i comuni, al di là del colore politico, hanno fatto un gran lavoro di ricucitura sociale». Per Rutelli «quello che dobbiamo fare è favorire l’integrazione multietnica e costruire periferie di qualità e servizi». E anche Piero Fassino cerca di smorzare, minimizzare, ridurre: «Prodi parlava di rischi, non di situazioni reali».
Dunque il Professore sbaglia? Esagera? Veltroni, smaltita la rabbia, non vorrebbe polemizzare ancora. «È vero quello che dice Prodi sull’assenza di politiche per le periferie, soprattutto per le persone più deboli». Però, aggiunge, «io credo che le amministrazioni in tutta Italia, al di là del colore politico, hanno fatto un gran lavoro da un punto di vista di coesione sociale, per ricucire le periferie, e con risultati positivi: noi lo facciamo quotidianamente». A Parigi invece la questione è un altra: «Il vero tema è quello dell’integrazione, dell’accoglienza e della capacità di dare risposte. Non solo quindi della presenza degli immigrati all’interno del territorio ma della prospettiva di un futuro per le famiglie e per i ragazzi». E, per evitare che succeda pure in Italia, «è necessario attuare politiche di integrazione che siano rispettose dell’identità e al tempo stesso in grado di evitare il manifestarsi di fenomeni di scollamento, come quelli che si sono determinati a Parigi». E se Prodi propone di convocare un tavolo con i sindaci delle capitali europee, Veltroni preferisce l’Organizzazione mondiale delle città, di cui è vicepresidente. È lì che porterà la sua ricetta: «Penso che quella sia la sede giusta. Affronteremo la questione nella prossima riunione, sarà l’argomento principale».
Anche Rutelli evita di commentare direttamente le parole di Prodi. Quanto alle bombe sociali, la cosa principale, sostiene, è non creare dei ghetti. «Bisogna integrare e non separare le comunità - afferma il presidente della Margherita - e procedere sulla strada dell’integrazione multietnica. Significa evitare la nascita di periferie abitate soltanto da persone di altre nazionalità e di altre religioni. Dobbiamo impedire la nascita di interi quartieri in cui ci siano soltanto potenziali antagonisti del futuro, che non si sentono compresi. Sarebbero una forza potenzialmente distruttiva». Come? Con un grande piano per le città: «Penso a una nuova edilizia residenziale pubblica. C’è grande domanda di case popolari, visto che il venti per cento della popolazione non ha un’abitazione di proprietà e fa fatica a pagare l’affitto. Penso a un ritorno nelle nostre periferie di qualità, servizi, di architettura.
Insomma, serve un «rinascimento urbano che coinvolga le forze sane del Paese, dagli architetti agli urbanisti, per evitare la nascita di ghetti». «Gli errori degli anni ’70 - concude Rutelli - non si devono ripetere e servono risposte innovative. Dobbiamo pensare anche alla demolizione e alla ricostruzione di compendi di case popolari, in particolare frutto dell’edilizia degli anni ’50» .
Tocca così a Fassino imbastire una difesa d’ufficio del leader dell’Unione. «Prodi è stato mal interpretato, ha evocato un rischio eventuale, non una condizione di oggi. Io penso che, nella stragrande maggioranza delle città italiane, si sono fatte quelle politiche sociali che hanno umanizzato le periferie, che hanno reso meno dura la vita». Parigi è lontana. «È chiaro che il problema dello sviluppo delle grandi città debba restare una priorità della politica, se vogliamo evitare il pericolo di fenomeni analoghi - dice il segretario della Quercia -. Però in ogni territorio del Paese sono stati già messi a disposizione della gente quei servizi che possono evitare di farci conoscere i drammi che oggi vive la Francia».