Veltroni fa l’equilibrista tra sinistra e Chiesa

Roberto Scafuri

da Roma

Quale distanza con i toni politicisti e polemici del leader in carriera ormai comunemente detto a Roma «er Cicoria» (al secolo, Francesco Rutelli). Quale distanza, però, anche con la goffa sofferenza del Professore bolognese, al secolo Romano Prodi, uno vissuto a pane e sacrestia, che oscilla tra silenzi e bofonchi, tra «vado-voto-poi-dico-non-dico-cosa-voto». Quale distanza. Semmai la partita della leadership si giocasse in campi aperti e soleggiati, come non cogliere l’inarrivabile serenità dell’unico candidato in vena, in palla, ineffabile? Al secolo, Walter Veltroni. Un fuoriclasse, sì anche di delicato soffice cerchiobottismo. Una ventata di comune «buonsenso». Tra i cerchi di Santa Romana Chiesa e le botti del buon vino laico, il sindaco di Roma è cresciuto abituandosi alle mirabilie.
Nulla che suoni falso come Rutelli, nulla di appiccicaticcio come Prodi. La corda si tende e vibra di frasi che hanno il buon sapore di una volta, un mulino bianco della politica.
Veltroni scrive al Corsera roteando pizzichi di retorica che non danno prurito, non oltrepassano la dose modica consigliata. Sceglie lo slogan da affondare, quello degli avversari, «sulla vita non si vota», per dire che lui voterà, e quattro volte sì, con una prima motivazione semplice e popolare: «Un concreto atto di solidarietà verso quelle coppie che oggi non possono mettere al mondo un figlio ed essere una famiglia nel modo più bello e completo». Esiste argomento più bello e veltroniano di questo? No, non esiste. È l’apologia stessa del veltronismo, aspira alla lezione di civiltà restando al livello del più elementare dei diritti e dei piaceri.
Ma Veltroni è capace di superare se stesso, e spiega che nello slogan avversario «c’è del vero, sulla vita non si dovrebbe votare, non ci si dovrebbe contare, non ci si dovrebbe contrapporre. Non solo con i referendum, anche in Parlamento. Ci si dovrebbe, piuttosto, incontrare».
Allora, se la legge è nata male, «squilibrata», Veltroni si pone di fronte ai misteri della natura, della coscienza, della scienza. Per candidamente scippare lo slogan «sulla vita non si vota», farlo suo, sofficemente spiegare che votando sì verrà «riaperto uno spazio a una ricerca comune in Parlamento», per una legge migliore.
E chi non la vorrebbe? Legittimo astenersi, ma meglio non «disimpegnarsi». Anche meglio Walter, ma molto molto meglio.