Veltroni getta acqua sul fuoco

Marcello Viaggio

Da un sindaco abituato a cavalcare l’onda ci si aspettavano toni trionfali. Una sorta di passerella mediatica, destinata ad accendere su di lui i riflettori delle Politiche in Italia. Niente di tutto questo. Per Veltroni il bilancio dei numeri, nella capitale e in prospettiva nazionale, nasconde più di un’ombra. E nella conferenza stampa ieri in Campidoglio, per commentare le elezioni, a tratti è apparso nervoso. Se referendum pro o contro il Cavaliere era, bisogna dire che anche nella capitale il premier ha stravinto. Forza Italia ha preso al Senato il 18,09%, alla Camera il 18,11. Meglio del 13% delle Regionali 2005. La schiacciante vittoria del sindaco annunciata dai media - ricordate il 72% sbandierato da La Repubblica? - si è ridotta a una vittoria di stretta misura e limitata alla città. Il voto nel resto del Lazio ha visto l’Unione soccombere.
Tutto questo ha indotto ieri Veltroni a smorzare i toni. L’esordio davanti alla stampa è di quelli che non ti aspetti. La vittoria dell’Unione? Il prossimo governo? Niente di tutto questo. Le prime parole del sindaco sono di apprezzamento per la cattura del boss dei boss, Provenzano: «Oggi per il Paese è una giornata importante. La cattura del latitante più ricercato d’Italia dà fiducia a tutto il Paese. Ho chiamato il ministro Pisanu complimentandomi per la brillante operazione». Un messaggio politico velato, che ripeterà più volte: il Paese ha bisogno di unità. Sulle elezioni, un giudizio secco: «Il Paese avrà un governo, l’economia non resterà nell’incertezza. Ma l’Italia è verticalmente divisa a metà». Una verità ovvia. Ma andatelo a spiegare a Prodi e D’Alema. Il day after per Veltroni è pieno di insidie: «Occorre superare il clima di odio, di astio, di delegittimazione che si respira in Italia fra i due schieramenti. Frutto di una legge elettorale sbagliata, da cancellare subito». Magari questo non è vero, il clima di astio si respira da dieci anni, da quando Berlusconi è entrato in politica. Altro che legge elettorale.
Ma andiamo avanti. Il sindaco sfodera i numeri del voto a Roma: «Abbiamo raggiunto come centrosinistra il miglior risultato dal ‘98 a oggi. Alle Politiche 2001 Ulivo e Rc avevano il 46,18%. Alle Europee avevamo toccato il 52,31%. Alle Regionali il 53,40%. Ora abbiamo raggiunto il 53,85 %. Con oltre il 7% di vantaggio sulle scorse Politiche, mi sento oggettivamente più sicuro anche per le Comunali». A dire il vero la Cdl a Roma è salita in un anno dal 44,92 delle Regionali al 45,98 delle Politiche. Ma il sindaco sembra voler marcare con i propri numeri la differenza con gli altri leader dell’Unione. D’Alema, con la Puglia passata alla Cdl. O Rutelli, con la Margherita ai minimi storici. Ma proprio a questo punto il sindaco si contraddice. Gli viene chiesto un giudizio sulla campagna elettorale di Prodi: «L’obiettivo è stato raggiunto: vincere le elezioni - risponde -. Resta il problema di coinvolgere l’opposizione nella qualità dell’azione di governo». Una frase contorta, forse per nascondere la sfiducia nella leadership del Professore. Qualcuno chiede come mai in Italia la grande vittoria dell’Unione, con 6-7 punti in più, è clamorosamente mancata.
«Credo che la situazione fosse quella effettivamente - replica il sindaco -. Evidentemente ha nuociuto fare una campagna elettorale “contro”, anziché “per”». Se questa non è un’altra presa di distanza dal Professore, poco ci manca. Dei meriti di Prodi, del resto, nessuno ne parla. Tantomeno il sindaco. Che non spiega neppure come mai il Lazio è passato alla Cdl: «Siamo sotto appena di 15mila voti» dice, e cambia discorso. E il Partito democratico. Ne sarà lui la guida? «Assolutamente no. Voglio esserne però uno degli artefici, è un sogno che cullo da dieci anni». A livello nazionale Ds e Margherita, però, non godono ottima salute... «Ma l’Ulivo ha preso alla Camera più voti della somma dei due partiti al Senato - risponde Veltroni - segno che un largo partito raccoglie di più fra l’elettorato». Peccato che a Roma la Margherita (9,04%) sia sotto Rifondazione (9,54) e che la sinistra estrema e radicale assommi insieme oltre il 17%. Insomma, una Margherita con pochi petali, quasi nell’ombra. È questo il sogno nel cassetto di Veltroni?».