Veltroni, i candidati "patacca" del Pd

Franca Biondelli, ausiliaria nell’ospedale di Borgomanero, sindacalista, non lavora dal 2002. E sua figlia è stata fatta assumere senza fare neppure un concorso

Novara - È il simbolo dell’Italia che lavora. Per questo Walter Veltroni l’ha voluta al suo fianco in conferenza stampa: Franca Biondelli è la turnista, dizione arcaica che rimanda al paese che produce e fatica. Peccato che il leader del Partito democratico non abbia coniugato al passato tutti questi verbi: la signora Biondelli non mette piede in corsia dall’aprile 2002. Sei anni lontano dal suo umile ma prezioso incarico di ausiliaria, nel reparto chirurgia dell’ospedale di Borgomanero. Sei anni fra distacchi sindacali e aspettative, ora la speranza di spiccare il volo per Roma, direzione Palazzo Madama, e di mettersi una volta per tutte alle spalle quella vita chiusa fra Novara e Borgomanero.

A Borgomanero resta la figlia Raffaella, assunta nello stesso ospedale come impiegata, con una procedura che i sindacati stessi hanno messo in discussione. Lei, la corteggiatissima ex sindacalista, potrebbe presto coronare quel sogno coltivato da almeno dieci anni, da quando aveva messo un piede in politica. A metà degli anni Novanta è solo un’ausiliaria all’ospedale di Borgomanero. Molta fatica, il contatto a volte drammatico con i malati, una catena di piccole incombenze: rifare il letto, pulire le stanze, eseguire gli ordini degli infermieri. È un compito ingrato. Lei lo affianca con l’impegno nel sindacato, da sempre la Cisl. Viene eletta nella Rsu, diventa la controparte della Asl 13 che gestisce alcune strutture sanitarie e ospedali della provincia di Novara. Però è tentata anche dalla politica. Il protocollo della Cisl vieta questi incroci, ma per lei evidentemente la regola non vale: eccola consigliere comunale di maggioranza a Borgomanero, uno dei centri più importanti del Novarese. Tesse pazientemente la sua tela, stabilisce una fitta rete di rapporti, scala posizioni in quel mondo spigoloso.

Diventa responsabile provinciale Cisl per la funzione pubblica, in primis la sanità. Incarico di peso che le permette di lasciare letti e padelle. Nell’aprile del 2002, sfruttando la legge 300, ottiene il distacco sindacale. Paga la Cisl, lei fa il nuovo mestiere, quello vecchio va in naftalina. L’anno dopo, nel 2003, il distacco passa a carico della solita Asl 13, la sostanza non cambia: Franca Biondelli in ospedale ci torna solo per ascoltare i dipendenti. Ha entrature e frequentazioni bipartisan negli ambienti della politica piemontese. Del resto è una donna di charme. Il suo sogno è sempre quello, la politica; così nel 2007 compie una scelta apparentemente stravagante: si tuffa nella politica, nel lillipuziano laboratorio di Borgomanero. Per sua sfortuna, le elezioni vanno male. Vince il centrodestra e la Biondelli deve accontentarsi di un banco anonimo negli scranni dell’opposizione. Eppure accetta, e davanti all’inevitabile opzione, abbandona l’impegno nella Triplice. Strano, ma probabilmente la turnista che non fa più i turni considera quel passaggio necessario. Potrebbe rientrare in reparto, ma non lo fa. Finita la lunghissima stagione dei distacchi, retribuiti, comincia quella dell’aspettativa, a stipendio zero, per ragioni familiari. Scelta legittima, sulla strada per Roma.

Ormai Franca Biondelli è un’ex turnista da quasi sei anni. Ma per Walter Veltroni l’aspirante senatrice è una delle tre figure che portano il mondo del lavoro nei palazzi del Potere. Forse, il candidato premier si confonde con la figlia Raffaella: assunta come impiegata dalla Fondazione Maugeri, un ente di diritto privato del Novarese, ottiene il trasferimento nello stesso ospedale che è stato il quartier generale della madre. Non è un po’ troppo? È vero che a pensare male si fa peccato, ma è anche vero che Franca Biondelli è un nome che conta nel mondo della sanità piemontese e lei stessa si sarebbe vantata in questi anni a destra e sinistra, assicurando decine di persone di essere stata lei l’artefice della loro assunzione da parte della solita munifica Asl 13; qualche romeno, nel prendere al volo un impiego interinale, ha firmato pure il modulo di iscrizione alla Cisl, scambiata forse per una squadra di calcio. Non solo, la figlia Raffaella sembra essere arrivata fino all’ospedale senza aver superato un concorso che fosse uno.

Dunque, i sindacati chiedono lumi alla giunta regionale di centrosinistra guidata da Mercedes Bresso. La risposta, sotto forma di circolare interpretativa, arriva il 12 giugno 2006. Dopo una pagina di svolazzi, l’assessorato Tutela della salute va al dunque: «Ritiene che... l’articolo 15 undecies non possa che essere applicato... soltanto nei confronti del personale sanitario».

Insomma, il passaggio dalla fondazione, formalmente un Istituto di ricerca e cura a carattere scientifico, all’ospedale di Borgomanero, non sta in piedi. Perché la donna è impiegata e non infermiera o ausiliaria come la mamma. Cosa succede? Nulla. All’ospedale si vede solo la Biondelli junior. Della madre non c’è traccia da sei anni.